L’approvazione del ddl Province e Città metropolitane da parte del Senato lancia una vera e propria sfida, quella della riorganizzazione degli enti locali, lì dove dovrebbe essere più forte e immediato il legame fra cittadini e istituzioni. Essa contempla una seria quanto necessaria riforma dello Stato che verrà affrontata in maniera organica nel progetto riformatore del Titolo V.

Un iter iniziato oggi, i cui effetti positivi si vedranno nel lungo periodo, con un risparmio derivante dal riordino delle Province e che contiene importanti innovazioni sui piccoli Comuni con lo scopo di aumentare l’efficienza dell’amministrazione locale e garantire ai cittadini sempre migliori diritti e servizi, riducendo lo spreco di risorse pubbliche.

Per quel che riguarda le Città metropolitane si tratta di una modifica inclusa in Costituzione che era rimasta sulla carta e che, invece, deve essere attuata per far fronte alla necessità di una guida ad aree socio-economiche che travalicavano i confini del singolo Comune.

Per quel che riguarda le disposizioni sulle unioni o fusioni di Comuni si è proceduto a sanare una ferita democratica che era stata compiuta nel 2011 con il taglio di decine di migliaia di poltrone in piccole realtà dove i consiglieri comunali svolgono un ruolo di sostanziale volontariato. In questo modo si recuperano professionalità e competenze per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio che rappresenta la forza e l’orgoglio del nostro Paese.