Oggi ho partecipato a Campi Bisenzio all’iniziativa Legalmente: parole, immagini, suoni: legalità e giustizia dalla A alla Z.

 

Di seguito il mio intervento (qui anche il video).

È con molta gioia che oggi vi porto il saluto del Senato e mio personale all’inaugurazione di Legalmente, iniziativa per la cui ideazione e realizzazione ringrazio l’Associazione Nazionale Legalità e Giustizia.

E’ importante infatti, e per questo il Senato ha concesso il proprio patrocinio a questa iniziativa, parlare delle mafie e raccontare le storie di quelli che provano a combatterle.

Ricordare dunque in apertura dell’evento Gabriele Chelazzi, Pierluigi Vigna, Antonino Caponnetto, Antonio Manganelli e Gerardo D’Ambrosio ha il senso di indicarci la strada da percorrere.

Adesso, qui, non siamo riuniti per ricordare la morte di questi uomini dello stato.

Siamo riuniti qui, insieme ed uniti, per tenere viva nella memoria  di tutti la “vita” di questa persone. Perché è per le scelte, consapevoli e responsabili, che hanno fatto nel corso di tutta la loro vita che il nostro essere qui oggi ha un senso.

Scelte diverse, con diverse funzioni  nella vita pubblica, ma tutte importanti per dire che non bisogna rassegnarsi mai alla violenza criminale.

Pensarli come eroi sarebbe il modo peggiore per ricordarli: li ricordiamo perché hanno interpretato nel modo più alto il proprio ruolo, perché hanno dedicato le loro migliori energie al loro lavoro e perché questo è un esempio di vita che ciascuno di noi può fare proprio e interpretare.

La loro vita è stata un NO alla illegalità, un NO alla corruzione, un NO al ricatto, un NO alla logica dello scambio, un NO all’inganno di chi promette per poi addossarne ad altri la responsabilità. La loro vita è stata un SI alla giustizia, un SI all’impegno, un SI alla verità.

Ed è da qui che ogni giorno bisogna ripartire in questa lotta senza quartiere che dobbiamo fare a tutte le mafie: ognuno di noi è chiamato ogni giorno a scegliere consapevolmente la legalità contro la violenza delle mafie, a non pensare mai che le mafie siano imbattibili, a non anteporre mai l’interesse personale a quello della collettività.

Oggi sappiamo che le mafie sono molto diverse da quelle che ancora vivono nell’immaginario di tanti.

Hanno ricevuto e ricevono colpi molto forti da parte della magistratura e delle forze di polizia, ma sono state capaci di reinventarsi, di cercare e trovare nuovi spazi nei quali sfruttare le enormi risorse economiche che possiedono grazie al traffico di droga, al racket, al traffico ed allo sfruttamento degli esseri umani, al traffico di rifiuti. Hanno progressivamente moltiplicato i luoghi dove insediarsi, tanto che oggi dobbiamo dire con forza che è puramente illusorio pensare di sconfiggere Cosa Nostra solo a Palermo, la ‘ndrangheta solo a Reggio Calabria o  la camorra solo a Napoli: tutto il nostro Paese deve sentirsi coinvolto in questa lotta, ogni territorio, del sud, del centro e del nord, deve saper leggere e contrastare i segnali della presenza delle mafie, senza paura e senza illudersi di essere immune.

Caltanissetta, Firenze, Avellino, Caserta, Milano, Palermo: sono i luoghi in cui sono nati ed hanno operato gli uomini che ricordiamo in questo nostro incontro, a significare anche simbolicamente uno sforzo corale di tutto il paese.

La mafie continuano a cercare di piegare gli interessi di un sano sviluppo economico ai loro interessi: che sono quelli di mantenere arretrata la struttura economica per poterla controllare. Questo non vuol dire che oggi le mafie siano più forti, perché lo Stato ha saputo creare strumenti  e leggi che sono in grado di scoprire le trame criminali e di colpirle, sia arrestando i capi militari, ma anche scoprendo i capitali illeciti, i colletti bianchi che li gestiscono  e gli uomini che da dentro gli apparati favoriscono le mafie, tradendo le Istituzioni.

A questo va affiancato un costante impegno per creare occasioni di vero sviluppo nei territori dove la mancanza di lavoro crea un terreno più facile per l’insediamento delle mafie o per il reclutamento di nuove forze. Lavoro e lavoro onesto. No al lavoro rubato, promesso con il ricatto, con l’illusione o per la ricerca di un consenso. No al lavoro come privilegio. Sì al lavoro come diritto e come dovere.

In questo anno di lavoro il Parlamento ha affrontato più volte il tema del contrasto alle mafie, sia direttamente, cioè con leggi che hanno inciso direttamente sui reati tipici della criminalità organizzata di tipo mafioso, sia indirettamente, varando riforme ed innovazioni legislative su quelli che sono i reati spia o reati che affiancano quelli tipicamente mafiosi.

Un caso tipico di quest’ultimo caso è l’inserimento dei delitti ambientali nel codice penale. Fino ad ora questi delitti erano puniti per lo più con delle multe, secondo la proposta di legge in discussione al Senato, e già approvata a larga maggioranza dalla Camera, tutti le forme più gravi di inquinamento ambientale verranno punite con pene specifiche. Il nuovo delitto di inquinamento ambientale verrà punito con una reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10.000 a 100.000 euro (pena aggravata se l’inquinamento ricade in un’area naturale protetta o sottoposta a vincoli). Nasce il reato di disastro ambientale derivante da una grave alterazione dell’equilibrio dell’ecosistema o in un rischio per la pubblica incolumità (da 5 a 15 anni). Si delinea il reato di traffico o abbandono di materiale ad alta radioattività (da 2 a 6 anni). E’ prevista la confisca dei proventi derivanti dal traffico di rifiuti esattamente come avviene oggi con i beni dei mafiosi. Tra l’altro così sarà possibile utilizzare tecniche d’indagine più efficaci.

La proposta è già nelle Commissioni Giustizia ed Ambiente e mi auguro un iter particolarmente veloce.

Uno dei provvedimenti più attesi è la nuova norma sul 416 ter, in via di approvazione, che punisce lo scambio elettorale tra mafiosi e politici. E’ stata già approvata dalla Camera, poi modificata dal Senato ed ora di nuovo licenziata dalla Camera, nella giornata di ieri. C’è in corso un dibattito serio sulla precisa definizione dell’articolo che consenta di svolgere indagini efficaci e processi equilibrati e veloci. Il Senato ha ritenuto di rivedere il testo della Camera inserendo tra le fattispecie del reato anche la “disponibilità” nei confronti dei clan mafiosi.  Nel testo approvato ieri, la Camera, accogliendo alcune indicazioni, ha modificato questo punto, punendo il politico che accetta voti mafiosi in cambio dell’erogazione o della semplice promessa di erogazione di denaro o altra utilità e superando dunque la dizione di “disponibilità” che aveva scatenato i dubbi dell’ANM e di alcuni pm antimafia.

Questo rappresenta la mediazione adeguata a far approvare la legge in maniera definitiva prima delle prossime elezioni amministrative ed europee del 25 maggio.

Una legge già varata è una piccola ma importante modifica al regime di tutela dei testimoni di giustizia nei processi per mafia. Sono persone totalmente innocenti, da distinguere perciò dai collaboratori di giustizia (quelli comunemente chiamati pentiti), che testimoniano contro i boss mafiosi e danno contributi decisivi nelle indagini e nei processi. Lo Stato cerca di proteggerli nel luogo d’origine, ma spesso è necessario spostarli in località lontane dal luogo dove è avvenuto il delitto di cui sono stati testimoni. Si pone il problema di ricostruirgli una vita dignitosa, per il testimone e per la famiglia, ed con la legge approvata ad ottobre 2013 è stata inserita la possibilità di assumerli nella Pubblica Amministrazione, cosa che facilita il reinserimento “protetto” nella società. Un’innovazione che a regime consentirà di non sottoporre più i testimoni di giustizia a dolorosi calvari per ricostruirsi una nuova vita, come avviene in alcuni casi.

 

Mi soffermo infine su due altri provvedimenti.

In primo luogo l’inserimento, nella legge appena varata in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio, della particolare gravità dei delitti di mafia, escludendo i condannati per quei reati dai detenuti che possono aver accesso alle nuove modalità di esecuzione della pena. Si tratta di una legge necessaria per rispettare la nostra Costituzione che prevede che la pena tenda al recupero del condannato e che la detenzione rispetti i diritti civili dei detenuti, che consentirà anche di alleggerire il sovraffollamento delle nostre carceri. Così come avverrà con la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina, previsto nella stessa legge, che sottrarrà molti immigrati ai ricatti svolti nei loro confronti anche dalle varie mafie che controllano la manodopera nei territori, non solo quelli del sud e delle campagne, ma anche del nord e dell’edilizia.

Un altra legge che va ad incidere in maniera importante in uno dei settori di investimento delle mafie è la delega fiscale al Governo approvata a fine febbraio che consentirà di intervenire nel settore dei giochi. Oltre ad una raccolta sistematica della disciplina in un codice delle disposizioni sui giochi e ad un riordino del prelievo erariale sui singoli giochi, saranno rafforzate le norme sulla trasparenza delle società concessionarie dei giochi e sulla composizione societaria. Verranno anche introdotte disposizioni specifiche su aspetti come la tutela dei minori dalla pubblicità dei giochi, la lotta alla ludopatia; il divieto di pubblicità relative ai giochi nelle trasmissioni radiofoniche e televisive.

Sono state varate le Commissione d’inchiesta sulle mafie, sulle ecomafie e sulla contraffazione. La prima è già al lavoro da ottobre 2013 e sta per presentare la sua prima relazione al Parlamento sul tema dei beni confiscati. Un tema decisivo nella lotta alle mafie, considerato che il sistema di sequestro e confisca dei beni sta funzionando abbastanza bene, mentre rimane carente la parte che riguarda la destinazione dei beni dopo la confisca definitiva e la gestione delle aziende sequestrate.

Anche se su quest’ultimo punto posso testimoniare un bel risultato: a Roma, a pochi passi dal Senato, sono state sequestrate delle pizzerie che erano sotto il controllo della camorra. Grazie al lavoro del Tribunale delle misure di prevenzione di Roma quelle pizzerie non hanno chiuso per un giorno, hanno messo in regola il personale ed oggi, a due mesi dal sequestro, sono in attivo e continuano a funzionare. La commissione ecomafie sta invece per costituirsi, cosa che spero avverrà nei prossimi giorni. Mentre quella sulla contraffazione si è costituita proprio ieri, 3 aprile 2014.

Vi ho raccontato queste cose per dimostrarvi che l’impegno delle istituzioni c’è, che le istituzioni ci sono e per chiedervi di accompagnare il nostro percorso con scelte di vita consapevoli.

Tanto abbiamo fatto, tanto resta ancora da fare: i risultati che riusciremo ad ottenere dipendono dalla nostra capacità di agire insieme con coerenza e competenza, ribadendo, ognuno per la sua parte, il nostro NO a tutte le mafie.