Oggi è uscito un mio articolo su Europa, in relazione al voto alla camera sul ddl di modifica della legge elettorale per le europee e sulla sfida per leggi elettorali paritarie.

Potete leggerlo anche di seguito.

Capita alcune volte, ma raramente, che il cambiamento sia veloce e a strappi. Il più delle volte, invece, è un processo più lento e graduale, fatto anche di passi piccoli, ma concreti e utili ad avvicinarsi all’obiettivo.

Uno di questi passi è stato compiuto oggi perché tante deputate e deputati hanno deciso di approvare il DDL sulle Elezioni Europee già votato in Senato.

La legge prevede una norma ‘transitoria’ per le prossime elezioni di maggio, secondo la quale nel caso di tre preferenze espresse queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della terza. A partire dal 2019, poi, si passerà all’adozione della presenza paritaria nelle liste, all’alternanza nel ruolo di capolista e alla preferenza di genere con seconda e terza preferenza annullate se il principio non viene rispettato.

Non è il risultato massimo cui avevamo puntato, ma il risultato massimo che in questo momento è stato possibile ottenere. Il ddl presentato originariamente, di cui ero prima firmataria, prevedeva parità di genere al 50 per cento e la doppia preferenza di genere sin dalle prossime elezioni. Purtroppo, nonostante la compattezza al Senato del partito democratico,non si sono realizzate le condizioni per approvare questo cambiamento più deciso e coraggioso, ma si è raggiunta una mediazione che rappresenta comunque un risultato importante, sancendo per legge un diritto che, nelle norme per le elezioni europee, non era finora riconosciuto.

È nel Parlamento europeo che si formano gli atti di indirizzo delle politiche comunitarie, politiche che senza lo sguardo delle donne sarebbero monche.

Se vogliamo un’Europa che innovi il modo di considerare la propria funzione, che assuma la prospettiva della crescita, che scelga lo sviluppo etico e sostenibile per creare lavoro e benessere. Se vogliamo, di conseguenza, lavorare per la crescita e l’uguaglianza anche in Italia, non possiamo rinunciare al pieno contributo di donne e uomini, pieno contributo che deve partire dal riconoscimento delle differenze e dalla paritaria condivisione delle responsabilità e dell’impegno parlamentare, a livello nazionale e comunitario.

Il voto di ieri sul ddl è stato allora un modo concreto per iniziare a creare le condizioni per cambiare l’Europa ma anche per reagire alla bocciatura dei correttivi paritari dell’Italicum, che ha visto alla Camera crearsi un’alleanza trasversale, purtroppo sconfitta dal voto segreto e dalla pavidità di qualche uomo, ma su cui torneremo a batterci in Senato.

Questa alleanza deve essere allargata, in Parlamento come nella società civile, coinvolgendo associazioni e singole cittadine e cittadini, per continuare a batterci per la piena affermazione della democrazia paritaria.

L’obiettivo, chiaro e condiviso, è la piena parità, nell’ottica di un pieno riconoscimento e di una piena valorizzazione dell’uguaglianza di genere come fondamento di una democrazia paritaria. È un obiettivo decisivo per la qualità della democrazia, in Italia come in Europa, un obiettivo rispetto al quale la modifica della legge elettorale europea è un piccolo ma significativo passo, concreto e simbolico.