Oggi a Milano c’è stato il workers memorial day, in occasione della giornata internazionale per la sicurezza sul lavoro.

La giornata è stata caratterizzata dalla tristezza per la scomparsa, ieri, di Rino Pavanello, presidente del CIIP e organizzatore dell’evento.

Non sono riuscita ad essere a Milano per impegni istituzionali, ma ho mandato un saluto, che potete leggere di seguito.

 

Mi scuso per non essere presente, per impegni istituzionali che mi trattengono a Roma.

Ma ci tenevo a farvi arrivare il mio saluto, il mio augurio di una positiva discussione e la mia vicinanza.

Ancor più dopo la notizia tragica di ieri.

La giornata di oggi, senza il Presidente Rino Pavanello, è diventata triste e dolorosa, ancor più di quanto già il tema della sicurezza sul lavoro non sia abitualmente.

 

Conoscevo bene Rino, la sua competenza, la sua passione, e ho potuto negli anni apprezzare l’energia che ha messo da sempre nel lavoro di studio e di proposta contro gli incidenti sul lavoro e per la sicurezza.

 

Caro Rino ci manchi oggi e ci mancherai ogni giorno di più! Ma con te sempre nel cuore e nella mente proseguiremo le tue battaglie e il tuo impegno! So che è questo che ti aspetti da noi ed è quello che faremo.

Ciao Rino.

 

 

Nel celebrare la giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, dobbiamo accettare la sfida di un investimento ingente, economico e culturale, sulla prevenzione.

Nessuna democrazia civile può permettersi di non affrontare come priorità la sicurezza di chi lavora: non è una questione solo di numeri, ma di valori.

È una responsabilità forte verso le vittime e verso il paese, verso le lavoratrici e i lavoratori di oggi e quelli di domani.

 

Viviamo in un paese dove alla parola responsabilità si fugge abitualmente, dove il senso civico è sfumato verso la conservazione dei piccoli vantaggi, dove la fatica è da evitare e la complessità da leggere superficialmente, dove troppe persone non hanno diritti, dove non si è più d’accordo su cosa ha valore, dove ognuno fa per sé e se qualcuno muore si pensa che tanto domani è un altro giorno.

In questo Paese persone come Rino Pavanello sono esempi eccezionali, ed è pensando a lui e a tutte e tutti coloro che hanno subito e subiscono infortuni che dobbiamo assumerci la nostra responsabilità: istituzioni, imprese, sindacati, informazione, politica. Per imporre regole e sanzioni, abitudini culturali e prassi, attenzione e controlli.

Dobbiamo rilanciare il valore del lavoro come fondamento della Repubblica: il lavoro come fattore di sicurezza, di diritti, di speranza e non più, come negli ultimi anni, di precarietà, vulnerabilità, fragilità.

 

Dobbiamo invertire la rotta, rilanciare gli investimenti – pubblici e privati, italiani ed europei – sul lavoro, rilanciare politiche industriali serie ed etiche, che facciano dei valori della sostenibilità, del rispetto dei diritti, della prevenzione e della sicurezza le caratteristiche fondanti di un nuovo modello di crescita.

 

Dati recenti ci indicano che il numero degli infortuni sul lavoro, come quello delle morti bianche, è in calo.

Si tratta di un calo in parte dipendente dagli effetti della crisi economica ed occupazionale e dal fatto che circa il 25-30% dei lavoratori o non è assicurato, pur avendo un contratto, o lavora in nero. Inoltre l’abitudine alla denuncia non è abbastanza diffusa, e spesso, anche per timore di perdere il posto di lavoro, non vengono denunciati molti infortuni considerati di minore gravità.

C’è poi il dato, contrastante rispetto alla tendenza generale, di un aumento degli incidenti in itinere, mentre si va a lavoro, che richiama attenzione e responsabilità rispetto alla conciliazione di tempi lavorativi e privati, in particolare per le donne.

 

Non c’è quindi da abbassare la guardia, ma anzi da rilanciare la sfida della prevenzione, per rendere la sicurezza sul lavoro un diritto garantito a tutte e tutti: agire per conoscere ampiezza e caratteristiche del fenomeno, lavorare sulla formazione di imprenditori, manager e lavoratori, garantire le risorse necessarie, lanciare una sfida larga.

Per ridurre o eliminare i rischi servono azioni concrete e serve un’azione culturale perché il lavoro torni ad essere un valore per la comunità e un valore per la persona.

 

Vi ringrazio allora per questa giornata, per il lavoro svolto in questi mesi  e per la scelta di proclamare il 2014 come Anno della prevenzione contro gli infortuni sul lavoro.

Vi ringrazio perché so che continuerete – e continueremo – a rilanciare la sfida e tenere alta la battaglia per un paese migliore, che riconosce e valorizza il lavoro e i diritti delle persone.

Anche nel nome e nel ricordo di Rino.