Secondo la relazione presentata oggi dal Censis, su incarico della Direzione Generale Lotta alla Contraffazione-Uibm del Ministero dello Sviluppo Economico, il 76,4% dei giovani romani tra i 18 e i 25 anni acquista merce contraffatta. Un dato incredibile che invita, anzi obbliga, a riflettere. E bisogna farlo partendo da una notizia di fondamentale importanza: l’acquisto è il risultato di una scelta intenzionale anche quando c’è la percezione che la contraffazione è un reato esso viene comunque considerato un illecito di lieve entità.
Invece la contraffazione è un fenomeno particolarmente grave perché altera le regole di funzionamento del mercato concorrenziale danneggiando le imprese che operano nella legalità, rappresenta un pericolo per la sicurezza e la salute dei consumatori ed è campo di azione della criminalità organizzata. Inoltre altera il sistema economico nel suo complesso perché sottrae alla collettività posti di lavoro legale favorendo quello nero e allo Stato entrate fiscali.
Il contrasto a questo fenomeno pervasivo deve così essere globale: alle pratiche commerciali illegali o scorrette, ad ogni genere di truffa o di abuso, all’omertà informativa deve partire da informazione, trasparenza e legalità.
Una sfida culturale oltre che normativa dove regole e abitudini culturali devono procedere insieme. Dobbiamo allora lanciare una sfida larga di innovazione e cambiamento, per far conoscere fin dalle scuole e in ogni contesto di lavoro e di consumo – fisico e digitale – il danno delle pratiche economiche scorrette e i diritti che spettano a ciascuna e ciascuno nel momento in cui consumano, intendendoli come fattori decisivi di un nuovo orizzonte dei diritti di cittadinanza.