Questa mattina ho partecipato alla premiazione del concorso “Sulle vie della parità”, organizzato da Toponomastica femminile e Fnism.

Ecco quello che ho detto

Sono felice di essere oggi con voi, di portarvi il saluto del Senato e di partecipare alla premiazione di progetti dimostratisi particolarmente capaci di valorizzare il contributo delle donne allo sviluppo della società.

 

Andare a ricercare, nella storia del paese, le storie di donne che hanno partecipato in maniera rilevante alla cultura e all’identità dell’Italia è un esercizio utile per le sfide di oggi e di domani.

Ed è affascinante, anche per chi non è esperto della materia, come questo avvenga attraverso la toponomastica, che osserviamo come un complesso tracciato che porta a noi, ogni giorno e in ogni momento, attraverso nomi e personalità, pezzi di identità collettiva.

 

Non c’è dubbio che anche nell’articolazione di questo tracciato ci sono e vanno contrastate le discriminazioni di genere.

E ringrazio per questo Toponomastica femminile, e Maria Pia, per aver lanciato questo concorso, insieme alla Fnism.

 

La ricerca storica, la riflessione sul vissuto quotidiano e contemporaneo degli spazi urbani, l’immaginazione delle storie da fissare per raccontare il futuro, per portare nel futuro qualcosa da condividere: il percorso immaginato e realizzato per questo concorso è davvero stimolante ed costruttivo, dalla parte delle donne in modo appassionante e concreto.

 

Un percorso che permette di creare legami tra generazioni, riconoscere valori, osservare i limiti del modo in cui la nostra società ha finora saputo riconoscere, rispettare e valorizzare il contributo delle donne.

 

Anche dai nomi delle strade, ci insegna Toponomastica femminile e ci ricordano i progetti che oggi stiamo premiando, si riconosce quanto poco il contributo delle donne in Italia sia stato riconosciuto e  valorizzato.

 

Siamo un Paese e una società ancora troppo maschilista, dove abitudini, linguaggi e sistemi di potere discriminatori e sessisti continuano a riproporsi, conservarsi, alimentarsi.

 

Lo vediamo ogni giorno dalla cronaca, dall’informazione, dalle violenze e dal femminicidio,  dai linguaggi dello scontro politico, dalle ingiustizie del mondo del lavoro, dai nomi delle strade.

 

E allora in ognuno di questi campi dobbiamo cambiare completamente l’orizzonte culturale, costruendo un’alleanza delle donne e degli uomini che si battono per una democrazia paritaria, da ogni punto di vista.

 

Una democrazia che riconosce e valorizza le differenze di genere, che riconosce e lascia esprimere in pari modo il contributo di tutte e tutti, una democrazia che riconosce e lega il valore diverso di ciascuna donna e di ciascun uomo.

 

Non si tratta di perseguire un interesse di parte, ma di fare l’interesse di tutta la nostra comunità.

Il capitale femminile è il capitale inespresso su cui possiamo fondare il rilancio dell’Italia: in termini di crescita economica e di qualità dello sviluppo.

 

E il capitale femminile, proprio perché le donne in Italia sono ancora troppo discriminate e in difficoltà, è il più dirompente capitale di cambiamento che abbiamo.

 

Un cambiamento che deve essere largo, condiviso e a tutto campo.

 

Un cambiamento che non può non trovare nella  scuola e in tutti i processi formativi un fattore decisivo di realizzazione.

 

E allora grazie ancora ai promotori, a chi ha aderito, agli insegnanti e a studentesse e studenti che hanno partecipato.

 

Grazie a tutte e tutti per aver colto l’opportunità di questo concorso e aver contribuito ad aggiungere forza a quel progetto di cambiamento nel nome di della parità di genere e di un’Italia più giusta, più libera e più uguale.