Oggi ho commentato su Europa il risultato delle europee, con riferimento in particolare al successo delle donne e alle prospettive che oggi si aprono.

 

Potete leggere l’articolo di seguito.

 

È iniziata una fase politica di governo insieme tra donne e uomini nella costruzione del nostro futuro in Europa e in Italia. Quando a marzo abbiamo lanciato la sfida per cambiare la legge elettorale per le europee nel segno della parità di genere l’avevamo detto: le donne possono essere il fattore più decisivo per rendere fattivo il cambiamento, in Italia come in Europa.

La scelta del PD, poi, di far guidare le liste nei cinque collegi da cinque donne e di garantire nell’insieme delle candidature la parità di genere, ha rappresentato la conferma di una priorità che per noi deve essere sempre più forte e consapevole e diventare una regola, una normalità: per essere credibili le proposte di cambiamento devono essere fondate sul riconoscimento pieno e sulla valorizzazione delle differenze di genere, nella convinzione che solo con un paritario contributo di donne e uomini possiamo davvero cambiare.

È una questione di diritti, ma insieme di opportunità: non per le donne, ma per tutto il Paese e per tutto il continente.

Evidentemente questo messaggio è passato, ed ha pagato. Sono convinta che, insieme ai meriti di Renzi, alla sua capacità di leadership e al modo con cui ha condotto la campagna elettorale, le donne abbiano rappresentato l’altro fattore decisivo per il successo elettorale.

Sono così state elette le cinque capolista – in alcuni casi con risultati personali davvero straordinari e con il record assoluto di preferenze per Simona Bonafè -, ma non solo. Sono state elette molte donne, grazie al vincolo di genere introdotto (anche se per questa volta valso solo in caso di espressione di tre preferenze) e grazie ad un cambiamento culturale che si sta gradualmente diffondendo.

La delegazione democratica in Europa conta così oggi 14 donne su 31 componenti: 45% di donne, dato che contribuisce in maniera sostanziale ad accrescere la percentuale femminile nell’insieme della rappresentanza italiana nel Parlamento europeo, arrivata oggi a circa il 40%, raddoppiando il misero 21% della scorsa legislatura.

È un dato storico per l’Italia ed è un altro degli elementi di successo che ci pongono oggi al centro di ogni sfida che l’UE dovrà affrontare.

Ora si tratta di far pesare questo dato nelle scelte che l’Europa dovrà andare a compiere, a partire dal rinnovo della Commissione e poi dal semestre di presidenza italiana.

Le donne contribuiscono a spostare l’asse politico verso il merito, la competenza, la capacità pragmatica di unire valori ideali e risultati concreti che possano incidere e migliorare la vita delle persone.

È quello che deve fare tutta la politica, accettando e rilanciando la velocità di azione di Renzi e del governo (non dimentichiamolo: un governo paritario, almeno nella composizione del Consiglio dei Ministri) e la capacità di fare le cose, non solo di parlarne.

In Italia questo significa proseguire con il percorso di riforme, per superare definitivamente tutti i limiti e i freni che condizionano negativamente il nostro sistema Paese. C’è molto da fare, ma siamo sulla buona strada. Una strada che oggi ci offre l’opportunità di incidere anche in Europa, di fare la differenza valorizzando le differenze.

Le sfide che l’Europa ha di fronte, allora, devono essere vinte nel segno delle donne. A partire dalle politiche per la crescita e il lavoro, che devono essere impostate rilanciando il lavoro femminile, in termini di accesso, carriera, eliminazione del gender pay gap. E poi con scelte che portino a definire un piano di diritti universali – coerenti con le basi valoriali dell’Unione Europea – che uniscano in un’ampia sfida maternità, libertà, contrasto alla violenza e ad atteggiamenti o linguaggi discriminatori e sessisti, conciliazione degli impegni privati e professionali, condivisione dei compiti di cura tra donne e uomini.

Le donne hanno dimostrato qualità politica, capacità di proposta, credibilità, forza. Hanno meritato la fiducia di tante altre donne e di tanti uomini. È insieme ora, in un’alleanza larga di chi crede nel cambiamento e vuole praticarlo nella direzione di una democrazia paritaria, che dobbiamo passare all’azione. Un’azione di cambiamento rispetto alla quelle le donne possono esercitare una leadership forte e collettiva.