Oggi ho partecipato alla presentazione del Master Luxury and fashion management della Link Campus University.

Ecco quello che ho detto salutando i ragazzi che partecipano al master.

Grazie dell’invito ad essere con voi oggi, per la partenza di questo Master che punta a formare professionalità che possano lavorare per valorizzare la qualità dei prodotti italiani.

 

Si tratta a mio avviso di un lavoro prezioso e decisivo per le sfide che abbiamo di fronte.

Siamo in una fase storica complessa, che ci pone la responsabilità di realizzare il cambiamento.

Fare questo, partendo dal lavoro e dalle politiche industriali, significa scegliere alcuni assi di investimento strategico, possibilità di sviluppo realizzabili condividendo una prospettiva di crescita e un’idea di Italia.

 

La visione più efficace che possiamo scegliere per rilanciare un messaggio credibile sul futuro è rappresentata da un modello che esprime – linguisticamente e concettualmente – quello che siamo: il made in Italy.

Il made in Italy non è un settore, ma un modo di concepire la vita e la produzione, un’intreccio unico di qualità della vita e qualità produttiva.

 

Scegliere il made in Italy ci porta a percorrere le strade dell’innovazione, della green economy, della ricerca e della filiera università-formazione-lavoro.

Non significa scegliere alcuni settori industriali, ma i valori di una politica industriale che rilanci tutto il paese.

 

Il made in Italy è oggi al quinto posto tra i brand nazionali globali nella percezione dei consumatori di tutto il mondo.

Il dato emerge da una ricerca di Future Brand che ha misurato l’impatto sulle scelte di consumo della provenienza di un prodotto: gli Stati Uniti sono il brand più apprezzato per moda e cura della persona. La Francia vince su alimentare e vino. La Germania su automobili. Il Giappone sull’elettronica.

L’Italia non è prima in nessuno di questi settori, seppure molti di essi siano proprio quelli dove maggiore è stata la nostra competitività storica e più apprezzate sono le nostre eccellenze.

Ma a differenza dei competitor globali noi non sappiamo valorizzare il nostro brand-paese e non abbiamo saputo sostenere tutti quei marchi di eccellenza che sui mercati ci stanno ogni giorno con fatica, passione e successo.

 

Le eccellenze del made in Italy – che rendono l’Italia, ancora dopo la crisi, uno dei paesi con le migliori performance nell’export – portano nel mondo un’idea di paese che nel dibattito interno fatichiamo a riconoscere, a valorizzare, a far diventare modello di crescita.

Non siamo un paese di materie prime, ma di trasformazione e manifattura, professionalità operaia, competenza artigiana, coraggio e visione delle piccole imprese, di inventiva e cultura diffusa, consapevolezza dell’importanza del paesaggio e dell’ambiente, attenzione ai dettagli.

Dal cibo alla moda, dalla tecnologia all’innovazione, dalla cultura all’artigianato: il made in Italy, nelle sue filiere e nelle sue produzioni di qualità, esprime i valori del nostro paese e si gioca le proprie quote di mercato sulla veicolazione di uno stile di vita.

 

Valorizzare il made in Italy dovrebbe allora essere un obiettivo condiviso da tutte e tutti, perché significa difendere e far crescere il benessere e la qualità della vita italiana.

Di questo sono fortemente convinta e per questo sono molto lieta di essere qui oggi ad incoraggiare chi ha deciso di formarsi su questi temi e investire sul nostro patrimonio più prezioso.

 

Proprio all’italian quality è dedicato il disegno di legge bipartisan di cui sono prima firmataria, presentato a novembre, che mira a tutelare e valorizzare la qualità e l’eccellenza italiana, grazie ad un marchio volontario.

Qualità ed eccellenza del made in Italy – con i valori e i fattori che le determinano – sono opportunità strategiche su cui orientare le scelte strategiche e operative per il rilancio della crescita in Italia e in Europa.

 

Se sceglieremo il made in Italy come la visione su cui modellare l’uscita dalla crisi ci troveremo uno strumento straordinario per far crescere l’Italia e far tornare italiane ed italiani ad appassionarsi al futuro comune.

 

In questo senso chi sceglie oggi di puntare sul made in Italy, anche per la  propria formazione personale, può trovarsi davvero con grandi opportunità, unendo le prospettive individuali a quelle collettive in una straordinaria azione di rilancio dell’Italia, del nostro ruolo nel mondo e del sogno che i nostri prodotti esprimono.

 

È quello che vi auguro dandovi il mio buon lavoro per l’avvio del Master.

 

Grazie.