Oggi è uscito un mio articolo su Europa sulla legge di stabilità. Lo potere leggere di seguito.

 

Lo sblocca Italia è un provvedimento economico molto ambizioso, certamente il più importante, per qualità e quantità, tra quelli finora programmati dal governo Renzi. Ora il governo può avviarsi verso la prossima legge di Stabilità. Si tratterà di varcare una linea d’ombra, quella che marca il passaggio all’età matura dell’attuale equilibrio di forze, alla responsabilità, alla guida della nave. Fin troppo chiaro, che siamo tutti sulla stessa barca, tanto che forse la copertina del settimanale britannico The Economist, che giorni fa evidenziava con toni caricaturali la deriva dell’Euro, è stata più inutile di quanto si possa pensare. La direzione delle misure evidenziate nello sblocca Italia è quella giusta: snellire la burocrazia, migliorare le infrastrutture, contrastare il dissesto idrogeologico, facilitare gli investimenti e gli interventi nelle aree di crisi industriale. Il punto su cui più bisognerà lavorare sarà il cosiddetto “sblocca-export”, perché l’internazionalizzazione delle imprese, una moderna politica industriale e l’attrazione di investimenti esteri rimangono gli elementi essenziali per far ripartire l’economia italiana. Si può e si deve fare di più, e meglio, proprio su quegli aspetti che marcano la nostra identità. Per fare in modo che le misure adottate funzionino anche nel medio termine, occorre la coerenza di tutti i soggetti coinvolti per coordinare queste linee economiche sia con nuovi investimenti, pubblici e privati, che con le iniziative europee. Sul primo fattore, si potrà lavorare con i fondi recuperati dai cantieri fermi, ma anche, aggiungo, con quelli che potranno arrivare da un maggiore contrasto all’evasione. Quanto alla politica europea, invece, la linea da raggiungere sarà quella che disegnerà gli Stati Uniti d’Europa. Pensiamo a quanti danni recano le divisioni interne alla Ue su alcune aree strategiche, come ad esempio il “made in”. Fin quando non riusciremo a imporre regole chiare sulla tracciabilità dei prodotti e sul marchio di provenienza, il nostro stesso brand-paese sarà valorizzato solo per metà e a prevalere saranno le imitazioni e la contraffazione. Ovviamente non parliamo solo di abbigliamento, ma anche di agro-alimentare, arredamento e molto altro. Ecco perché sarà fondamentale affrontare anche questi nodi nel summit straordinario del 7 ottobre, quando i capi di governo dell’Eurozona discuteranno, in Italia, di crescita e occupazione. La nostra economia attuale, nessuno lo dimentica, è quella della deflazione, ossia della contrazione della produzione, del reddito, dei salari e dei prezzi. Dobbiamo ripartire e in fretta, però ogni misura va coordinata con le altre e condivisa, perché la logica dell’emergenza disorienta i cittadini e non aiuta le imprese. Sarà bene dunque concentrare le energie sui dossier strategici da portare a Bruxelles e al contempo su tutti i fattori che influenzano la crescita: investimenti, innovazione, capitale umano. Perché i modelli economici più aggiornati ci hanno insegnato che non sono gli investimenti l’unico fattore di crescita. Pensiamo a quanto ricerca e sviluppo possano contribuire all’innovazione. Inoltre, la crescita richiede mutamento, il che presuppone una grande attenzione sulla riforma delle istituzioni e sulla formazione del capitale umano. Motivo per cui anche Jobs Act e riforma della scuola dovranno essere presi molto seriamente. Però credo che sarà la legge di Stabilità la vera linea d’ombra dell’attuale governo, che dopo aver dimostrato di saper avviare importanti riforme ora dovrà razionalizzare l’agenda degli interventi. La linea d’ombra, per il protagonista di quel bel romanzo di Joseph Conrad, era sempre fissa e irraggiungibile; il passaggio all’età adulta era sempre pieno di ostacoli. Il primo, quel dubbio di inadeguatezza che pervade ogni essere umano di fronte alla responsabilità. Bisogna saper decidere, saper coinvolgere tutti i soggetti che sono parte decisiva dei risultati concreti. E prospettare realistici e credibili obiettivi positivi per il Paese. Tutto il resto è roba da infanti. Bisognerà dimostrare di aver capito la lezione: eroi no, ma coraggiosi costruttori di futuro sì.