Valeria Fedeli: “La libertà delle donne è libertà anche degli uomini”, Di Angela Gennaro – 11 novembre 2014

L’imprenditoria femminile fa muovere l’Italia, mentre resta prioritario arrivare alle pari opportunità in ogni campo e contrastare efficacemente la violenza di genere. La leadership femminile si sta affermando”, spiega a Donne sul Web Valeria Fedeli, vicepresidente Pd del Senato e una storia politica sempre dalla parte delle donne.

Valeria Fedeli, in Italia c’è ancora paura a scegliere donne ai vertici istituzionali?

Sempre più donne leader si affacciano ai vertici anche in Italia. Eppure il timore resta e continua ad essere abbastanza diffuso.

Perché?

Intanto perché è un elemento di cambiamento e normalmente incide in modo diverso. Una donna al potere viene vista come una sottrazione delle leadership maschili. Questo perché ancora oggi si continua prevalentemente a non considerare la necessità di avere leadership femminili e maschili insieme, che è invece l’unico modo per governare il cambiamento.

Cosa pensa del ruolo delle donne in politica? Sta cambiando davvero qualcosa?

Dal punto di vista democratico della rappresentanza, un Paese civile emancipato dalla cultura discriminante nei confronti delle donne è un Paese che deve avere e considerare normale avere una rappresentanza di donne e uomini in rapporto alla popolazione. Le donne non sono una categoria: hanno storie, culture, e appartenenze differenti quando si esprimono in politica. Come gli uomini. Avere una presenza significativa – anche se non esaustiva – di donne, nell’esperienza che sto facendo in questa legislatura, ha contribuito e continua sicuramente a contribuire ad avere un legame molto più stretto e forte con il Paese reale. Sono una donna femminista che ha sempre guardato tutto con uno sguardo di genere, del proprio genere, ma questa non è una considerazione di parte. Vedo che c’è un modo di fare politica e di stare nelle istituzioni molto più innovativo e corrispondente alla realtà. Una dinamica positiva.

Cosa pensa del ruolo delle donne in politica nell’era Renzi?

La presenza di donne, del centrosinistra o del centrodestra, porta con sé caratteristiche diverse, un’esperienza e una conoscenza della vita concreta delle donne che pesa. Considero il cambiamento introdotto da Matteo Renzi di straordinaria innovazione. Prima di tutto perché il presidente del Consiglio è intervenuto subito proprio nel luogo dove il potere di decisione e di costruzione della direzione politica è più significativo: il governo. E poi, cosa non scontata, ha affidato a delle donne ministeri molto significativi. Un presidente che punta tutto il suo mandato sulla realizzazione di riforme complesse che non si fanno da anni e che affida a una delle più giovani ministre, Maria Elena Boschi, proprio la responsabilità delle riforme, dà un segnale di cambiamento profondo e di seria presa di coscienza del rapporto tra i due generi. E per la prima volta in Italia alla Difesa c’è una donna, Roberta Pinotti.

Insomma a suo avviso le donne vengono messe nella condizione di portare le proprie competenze al servizio del Paese.

Esatto. In modo differente ma paritario. E poi c’è un terzo punto che per la mia storia ho apprezzato e difeso anche di fronte a parte del mondo femminile: Matteo Renzi ha tenuto la delega delle politiche di Pari opportunità, e per me anche questo è un fatto simbolico di straordinaria innovazione. Prende in carico il tema di una cittadinanza piena per donne e per uomini, di una politica che guarda al fatto che il mondo non è asessuato e neutro.

Una delega che però ad oggi non è praticamente stata esercitata.

E infatti ho apprezzato molto la nomina a inizio ottobre di Giovanna Martelli a consigliere in materia di pari opportunità dal presidente del Consiglio. Non una delega istituzionale ma uno sdoppiamento quasi: Renzi tiene la delega ma la fa esercitare ad una donna. Anche questo a mio avviso è importante. Certo, dall’inizio della legislatura è passato troppo tempo prima che si arrivasse finalmente a questa svolta, ma sono certa che Giovanna farà un ottimo lavoro.

Il governo però continua ad essere ferocemente criticato dalle associazioni che si occupano di violenza di genere e di pari opportunità.

Guardi: io sono una che voleva, vuole e vorrà una ministra del mainstreaming (integrazione della parità di opportunità tra generi nel complesso delle politiche nazionali e comunitarie, ndr.). Giovanna deve sapere interpretare quella delega come mainstreaming orizzontale: Renzi porta la delega in Consiglio dei ministri, ma è la Martelli che la prepara. Questo significa che c’è un luogo di interlocuzione politica con le associazioni e che si arriverà finalmente ad attuare il piano nazionale dell’anno scorso per il contrasto alla violenza di genere. L’attuazione di ciò che è già stato deciso è qualcosa che è mancata in tutti questi mesi e che è ora la priorità per il governo e per Giovanna Martelli. A lei ho dato un consiglio: dire da subito qual è il suo approccio, confrontandosi con le associazioni.

Cioè?

Secondo me l’approccio dovrebbe essere quello per il quale questo Parlamento ha ratificato la Convenzione di Istanbul, la più straordinaria piattaforma di cambiamento complessivo di una società. È un bluff o ci abbiamo creduto davvero? Bisogna che ci sia un piano di attuazione. Prima di tutto i percorsi scolastici: bisogna cambiare assolutamente la formazione perché è da lì che si comincia a rompere gli stereotipi e modificare la cultura delle relazioni con cui crescono ragazzi e ragazze. Secondo: intervenire sulla responsabilità dei media, lasciando naturalmente loro tutta l’autonomia. Devono contribuire, attraverso codici di autoregolamentazione, a modificare il modo con cui descrivono e raccontano le relazioni tra donne e uomini. La libertà delle donne è e diventa una libertà anche degli uomini: questo è l’approccio che dovrebbero avere anche i mezzi di informazione nel loro racconto della realtà. E poi, terzo, bisogna occuparsi degli uomini. La violenza è un problema degli uomini, della loro cultura, del modo in cui si relazionano alle donne: da piccoli e da grandi. Lavorare su questo è il punto di svolta fondamentale. Ho presentato due disegni di legge a mia prima firma – ma facendoli firmare dagli altri gruppi parlamentari com’è mio metodo per coinvolgere tutti. Il primo per la costituzione di una commissione bicamerale che deve relazionare una volta all’anno in sede parlamentare su quanto ciascuno fa in termini di contrasto alla violenza. Sono molto arrabbiata: la aspettavo per gennaio di quest’anno, ora mi auguro che si faccia per il prossimo gennaio, andando in commissione Affari Costituzionali al termine della discussione sulla legge elettorale. Il secondo ddl, firmato da tante altre parlamentari, prevede un Osservatorio di genere presso la Presidenza del Consiglio. Deve servire a verificare e rendere esplicito l’impatto sui generi di ogni politica pubblica ex ante e post: se non viene rotto lo schema della neutralità dei provvedimenti – si pensi alle politiche sul lavoro – non si cambiano davvero le cose.

Ci sono molte figure femminili, in politica e nell’imprenditoria, che continuano ad essere in secondo piano: gestiscono, sono figure chiave, ma non hanno la stessa rappresentazione mediatica e culturale dei vertici maschili. Con “Come ti combatto la crisi”, format di Donne sul Web concepito per dare spazio alle risposte che l’imprenditoria femminile dà alla difficile congiuntura economica, cerchiamo di raccontare le imprese rosa tanto importanti per il tessuto economico del Paese. Perché in Italia c’è così poca attenzione?

L’imprenditoria femminile fa muovere il Paese ma non è un tema di interesse. Eppure, legata al mondo delle start up, costituisce il punto fondamentale del fare impresa in una nuova cultura del lavoro. Quello che manca in questa fase è però la pressione di questi soggetti: il tessuto imprenditoriale femminile non ha ancora un fronte di iniziativa collettiva per farsi sentire nelle opportune sedi. Fronte che invece va creato anche per far nascere e fortificare quella volontà interna al Parlamento che ancora manca, e che porta dispersione delle energie. Sono pronta a lavorare per incontri in sede istituzionale che possano servire ad andare in questa direzione. Tutto questo in assenza di una ministra del mainstream: dicastero che auspico fortemente, perché costituirebbe finalmente il luogo di interlocuzione fondamentale.

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