Il mio articolo su Europa Quotidiano

La scelta proposta dal Pd di garantire la rappresentanza di genere è coerente con la politica di reale cambiamento e innovazione

Che gli ultimi orientamenti in materia di legge elettorale siano frutto di un ampio dibattito, sia interno che esterno al Pd, è fuori dubbio, ma che questo modello di legge possa garantire un forte segnale di cambiamento positivo, rispetto al passato, non sembra essere stato un punto valorizzato da tutti. Credo che l’impegno, da parte di tutti i partiti che stanno partecipando alla costruzione dell’Italicum, a garantire la rappresentanza di genere, sia da considerare un fatto di straordinaria importanza.

Forse chiamarla svolta epocale potrebbe sembrare retorico, eppure non lo è, perché l’esistenza di una norma antidiscriminatoria, che muova la rappresentanza nel nostro paese verso una democrazia paritaria, è un miglioramento che coinvolge tutti i livelli di partecipazione esercitati nelle nostre istituzioni.

Molte cose sono cambiate, nella società, eppure la parità di genere non sembra ancora essere entrata a far parte, pienamente, della cultura politica delle nostre classi dirigenti.

E forse, anche le poche parole di apprezzamento su quanto previsto nell’Italicum, su questo punto, sono da ascrivere a questa strana vocazione, tutta italiana, a considerare la parità di genere una questione formale, un tecnicismo che risponde alle richieste di questo o quell’altro movimento femminista, anziché di una domanda su quale modello di democrazia si sceglie di costruire.

In Italia, come sappiamo, i criteri normativi su cui si è formata nel tempo la rappresentanza di genere sono stati applicati e gestiti nelle maniere più diverse. Per le elezioni Europee e dalla legge Delrio – che ha introdotto il principio della rappresentanza di genere per la composizione delle giunte nei comuni con più di 3000 abitanti – tutte le istituzioni hanno cominciato a valutare normative per contrastare le discriminazioni nei confronti delle donne. Il principio della rappresentanza di genere è ormai talmente auspicato, e anche previsto nella nostra legislazione recente, che è politicamente difficile non tenerne conto anche per le modifiche che il Senato valuterà sull’Italicum.

Si tratterà di una scelta politica coerente anche con quanto già previsto, nella riforma costituzionale, tramite la norma per cui «Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza» (articolo 55, comma 2), norma che era destinata a incidere anche sulle leggi elettorali. Un risultato non da poco, che il percorso in Camera e Senato dovrà essere in grado di valorizzare, anche se sappiamo benissimo quanto il senso di questi cambiamenti non stia solamente negli aspetti tecnici, che pur sono fondamentali per dare indicazioni chiare e regole coerenti, ma anche e soprattutto nel valore che andiamo ad attribuire alla cultura della condivisione, tra i generi, delle responsabilità pubbliche.

Anche altrove, ad esempio in Francia, la politica è stata coraggiosa, facendo della parità una politica pubblica trasversale, in grado di coinvolgere sia lo Stato che gli enti locali, e affrontando la parità tra i sessi con un approccio di mainstreaming che va dal mondo del lavoro a quello della politica, dalla famiglia ai media e alla scuola. Io credo sia anche quello un modello a cui guardare, perché ci rende consapevoli del fatto che le cose possono cambiare, e che i cambiamenti di cui abbiamo bisogno non possono più attendere ma vanno orientati da leggi giuste, coerenti, chiare, dalle forti capacità di incidere rapidamente sulle istituzioni.

Senza questi cambiamenti politici e culturali, orientati alla valorizzazione delle donne come parte ineludibile del cambiamento, non sarà possibile costruire quel mainstreaming di genere in grado di contribuire alla piena realizzazione delle pari opportunità per tutti.

A me pare che la scelta proposta dal Pd sia coerente con la politica di reale cambiamento e innovazione capace, anche sul terreno della democrazia e della rappresentanza, di costruire il futuro dell’Italia nel modo migliore possibile, nelle condizioni date. Francamente, mi sembra molto serio e importante, e sarebbe quantomeno ingeneroso e fazioso non riconoscerlo.