Ho partecipato alla Conferenza Stampa per la presentazione di GRAND TOUR alla scoperta della ceramica classica italiana.

Queste alcune delle cose che ho detto

La mostra di rappresentanza dell’Associazione Italiana Città della Ceramica, realizzata in occasione del Semestre Italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, è un’ottima iniziativa per ricordare a tutto il mondo, e soprattutto a tutti noi, quanto ricco sia il patrimonio artistico e artigianale del nostro paese. Abbiamo 34 comuni che possono essere definiti veri e propri “centri di antica tradizione ceramica”, e abbiamo anche tutta una serie di piccoli distretti, sparsi sul territorio, in grado di tutelare e rinnovare costantemente l’indotto economico e culturale che attorno a questo patrimonio si è sviluppato nel corso dei secoli.

La nota più significativa della mostra “Grand Tour, alla scoperta della ceramica classica italiana”, che si terrà a Bruxelles, presso il Comitato delle Regioni, dal 3 al 18 dicembre, sta proprio nella sua vocazione europea, perché ora dobbiamo imparare ad essere protagonisti nella costruzione di una nuova Europa che sia economica, politica e culturale. Possiamo e dobbiamo farlo non solo perché siamo uno dei grandi Paesi fondatori dell’Europa, ma anche perché per la nostra storia, per il nostro patrimonio culturale, per le nostre risorse imprenditoriali e per la nostra capacità di lavoro, siamo ancora oggi una delle più grandi realtà artigianali e manifatturiere del mondo occidentale.
Nella costruzione di questa nuova fase europea c’è bisogno di un’Italia che sappia svolgere un ruolo da protagonista, e per questo sono da apprezzare tutti gli sforzi che il nostro Governo sta esercitando in questa prospettiva, una prova di grande energia in cui sono fondamentali i contributi di tutti, dal mondo dell’impresa alle rappresentanze dei lavoratori, dalle istituzioni italiane a quelle internazionali. È importante che le nostre realtà economiche e culturali sappiano fare rete, creare un tessuto di relazioni e unioni in grado di promuovere il talento italiano e valorizzare i le specifiche vocazioni territoriali.
Vale la pena ricordare che le scelte della politica devono essere, ora più che mai, orientate a riforme serie e non indifferibili, per recuperare competitività e fiducia e saper utilizzare nel modo più opportuno possibile quella grande “fame” di made in Italy diffusa in tutto il mondo: pensiamo alla riforma del mercato del lavoro, a un fisco favorevole alla crescita, non nemico dell’impresa ma allineato ai migliori standard europei, alla certezza del diritto e celerità della giustizia civile e tributaria, alla drastica semplificazione amministrativa e istituzionale, al potenziamento della cultura e della formazione.
Abbiamo un grande patrimonio non solo nella produzione delle ceramiche, ma anche degli studi sul mondo della ceramica, che essendo è un mondo che abbraccia sia l’arte che la tecnologia, necessita di un costante impegno professionale, scientifico, culturale. In questo senso è un dovere ricordare il ruolo che i molti musei della ceramica, distribuiti nel nostro paese, in realtà territoriali anche molto diverse tra loro, esercitano fornendo un grande contributo all’industria del turismo e allo sviluppo economico e culturale di questi territori. Dobbiamo investire grande attenzione alla valorizzazione pubblica del nostro patrimonio, perché tutti possano veramente riconoscerne l’altro valore storico, culturale, economico: questo riguarda soprattutto le nuove generazioni, che devono avere tutti gli strumenti di conoscenza per poter partecipare a questo grande patrimonio artigianale. In questo è evidentemente primario il ruolo che la scuola può esercitare sia in termini di percorsi didattici che in termini di alternanza formativa scuola/lavoro. Bisogna dare alle nostre imprese la possibilità di crescere creando nuovi spazi e nuovi mercati nel mondo, promuovendo nella società e nelle istituzioni consapevolezza e responsabilità nei processi di cambiamento.

La legislazione sulla Tutela della ceramica artistica e tradizionale e della ceramica di qualità (TESTO COORDINATO della Legge 9 luglio n.188/1990 e modifiche apportate dall’art.44 della legge 6.2.1996, n.52) ci ricorda, all’art. 2, sulle Produzioni ceramiche tutelate, che “sono tutelate le ceramiche artistiche e tradizionali prodotte secondo forme, decori, tecniche e stili, divenuti patrimonio storico e culturale delle zone di affermata tradizione ceramica, ovvero secondo innovazioni ispirate alla tradizione”.
Il marchio nazionale “Ceramica Artistica e Tradizionale” viene integrato, nello spazio delimitato dalle linee sottostanti al simbolo grafico, come segue: Città (da individuare con il nome, oppure, o anche in aggiunta, con una rappresentazione grafica di carattere distintivo, consistente in disegni, figure, scritte o logotipi relativi alla produzione ceramica da tutelare); N° di iscrizione della Ditta ceramica al Registro presso la CPA; Sigla della tipologia merceologica (maiolica, porcellana, gres, terracotta…)
È fondamentale che si valorizzi anche la Disciplina di produzione: “Il disciplinare di produzione della ceramica artistica e tradizionale di una zona di affermata tradizione descrive e definisce i caratteri fondamentali della ceramica di quella zona, con particolare riferimento a modelli, forme, stili e decori ritenuti tipici, alle tecniche di lavorazione e produzione, alle materie usate e alla loro provenienza”.

Il nostro ruolo in Europa ci dà la possibilità di incrementare, come questo evento testimonia, le conoscenze sul mondo della ceramica: abbiamo grandi risorse anche in termini di patrimonio librario e documentario, abbiamo pubblicazioni, archivi e collezioni che aspettano di essere valorizzati e apprezzati da tutto il mondo. Una seria classe dirigente deve saper sostenere la valorizzazione e l’innovazione non solo del tessuto imprenditoriale, ma in generale della cultura diffusa nel paese.

Associazione italiana città della ceramica