In merito al Regolamento europeo sulla sicurezza dei prodotti, su cui deve pronunciarsi oggi il Consiglio Competitività Ue riunito a Bruxelles, ritengo che l‘obbligo del marchio made in deve diventare realtà nei tempi più brevi possibili.

Che i paesi nordeuropei non siano d’accordo, con la logica della certificazione obbligatoria dei prodotti importati in Europa, è un grave danno per i loro stessi cittadini e per tutti i cittadini europei in generale, che in quanto consumatori devono conoscere sempre l’origine dei prodotti che acquistano per poter scegliere liberamente, essendo adeguatamente informati.
Deve esserci un interesse comune, a livello europeo, perché la reciprocità nelle regole del commercio internazionale è anche un fattore di democrazia che non può essere trascurato, e poi perché certificare la provenienza dei prodotti vuol dire anche avere maggiori strumenti per controllare le filiere e combattere la contraffazione, che reca un grave danno soprattutto alla qualità della manifattura italiana; inoltre, la tutela della sicurezza e della salute dei cittadini devono essere princìpi fondamentali nell’economia europea.