Ho partecipato oggi alla presentazione della campagna “Sono bambina, non una sposa”, contro i matrimoni forzati.

Qui trovate una nota illustrativa di quanto l’Italia sta facendo su questo tema.

I matrimoni precoci e forzati, Le spose bambine
Molti sono i fattori di rischio che in alcune zone del pianeta contribuiscono a determinare un matrimonio precoce per le ragazze: la povertà, la percezione di una maggiore sicurezza, l’onore familiare, le norme sociali e consuetudinarie, i precetti religiosi, una legislazione carente o inadeguata e la mancanza di una anagrafe civile efficiente.

Un matrimonio precoce spesso compromette lo sviluppo di una fanciulla, attraverso una gravidanza precoce, l’isolamento sociale, l’abbandono scolastico e, mettendola a rischio di violenza domestica, costituisce una seria minaccia fisica e psichica. Le ragazze non ancora sufficientemente mature per una gravidanza, corrono il rischio di una maggiore mortalità infantile e materna e dell’aumento della trasmissione per via sessuale di infezioni e malattie.
Nei paesi con un basso livello di povertà circa il 16 % delle ragazze sono sposate in un’età compresa tra i 15 e i 19 anni. In Nigeria fino al 60 % delle ragazze è sposata prima dei 18 anni. I matrimoni precoci sono particolarmente frequenti nei sud dell’Asia e nell’Africa sub sahariana. Il Bangladesh ha il maggior numero di ragazze che si sposano prima dei 15 anni e l’india ospita un terzo di tutte le spose ” bambine “.
Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite nel mondo ci sarebbero più di 700 milioni di donne sposate prima del loro 18° compleanno.
Le strategie per prevenire i matrimoni precoci si basano sulla sensibilizzazione delle comunità sui diritti delle bambine e delle ragazze, attraverso campagne nazionali e una fitta e paziente attività di dialogo a livello locale, finalizzata a conquistare il consenso dei genitori e dei leader religiosi e comunitari, e a livello nazionale con i governi dei Paesi coinvolti nel fenomeno per migliorare le leggi, le politiche e i servizi sociali. Promuovere una scuola di qualità per tutti i bambini, con particolare attenzione alla parità di genere, è la migliore strategia per proteggere le bambine dai matrimoni precoci, così come dal lavoro minorile e da altre violazioni dei diritti. Altre misure decisive possono essere incentivi finanziari alle famiglie, per permettere l’istruzione delle figlie femmine.
Nel 2006, in India, l’Unicef con l’approvazione del Child Marriage Prohibition Act ha sostenuto lo sviluppo e l’attuazione di una strategia nazionale sui matrimoni precoci che mira a coordinare i programmi e le politiche per affrontare sia le cause che le conseguenze di questo fenomeno. Lavorando con i singoli Stati della federazione indiana, l’Unicef ha contribuito a sviluppare Piani d’azione nazionali e ha favorito la creazione di “club” di ragazze che sono stati formati sul tema dei diritti dell’infanzia e su come stimolare le comunità locali ad avviare un dialogo sulla fine dei matrimoni precoci.
Le esperienze maturate in Paesi diversi come Bangladesh. Burkina Faso, Gibuti, Etiopia. India. Niger, Senegal e Somalia dimostrano come la combinazione di misure legali e il sostegno alle comunità, la possibilità di fornire valide alternative – in particolare la scolarizzazione – e di discutere apertamente del problema nelle comunità, produca risultati positivi.
Nel 2011 l’Unicef ha istituito la Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze (International Day of the Girl Child). L’Unicef- in collaborazione con i governi, la società civile e le altre Agenzie dell’ONU – ha gettato le basi per porre fine ai matrimoni precoci a livello globale.
Il tema dei matrimoni precoci è quindi entrato nell’agenda ed è consideralo una priorità da molti governi e istituzioni internazionali. Vi è ormai consapevolezza della necessità che i governi approvino leggi contro i matrimoni precoci, che le facciano rispettare e che siano sviluppati programmi per l’educazione sessuale di ragazzi e ragazze, adeguati all’età.
Nel settembre 2013 si è svolta a New York, a margine dei lavori dell’Assemblea generale dell’ONU, una riunione del cosiddetto “Core Group”‘, gruppo di Paesi che guidano la campagna contro il matrimonio forzato, a cui ha partecipato anche l?Italia con l’allora Ministro degli Esteri Emma Bonino. In questa sede è stata presentata dallo Zambia insieme al Canada una proposto di risoluzione sui matrimoni precoci e forzati,
Lo scorso 21 novembre 2014 la terza Commissione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato, per consenso, la risoluzione che sollecita gli stati a promuovere e a proteggere i diritti sessuali di tutte le donne, e in particolare il diritto a disporre della propria sessualità, e ad assumere iniziative per porre fine ai matrimoni precoci e forzati. Su 193 paesi che fanno parte delle Nazioni Unite ben 118 hanno sostenuto la risoluzione, tra cui la Repubblica Centro africana, l’Etiopia e il Mali, tra i 10 paesi che hanno il maggior numero di spose bambine. E’ da rilevare, tuttavia che la menzione del diritto a tutelare la propria sessualità contenuta nei progetto di risoluzione ha suscitato molte polemiche ed una riserva della delegazione sudanese.
Nell’ambito dei lavori della 58° sessione della Commissione sullo stato della donna alle Nazioni Unite tra il 10 al 13 marzo 2014 sono stati organizzati due eventi speciali a cui ho partecipato.
Si ricorda che la 58 ° sessione della CSW è stata dedicata all’analisi dei progressi e delle sfide per le donne e le ragazze nel raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, e vi hanno preso parte oltre 6000 rappresentanti di governi, parlamentari, organizzazioni internazionali e rappresentanti della società civile.
Nel corso dei lavori la questione dei matrimoni precoci e forzati è stata più volte richiamata dal Governo italiano che ha ribadito il forte impegno internazionale dell’Italia nel contrasto del fenomeno,
Nel primo degli eventi “a latere” promosso dal Canada (che ha impegnato risorse finanziarie pari a 5 milioni di dollari per il sostegno della campagna di sensibilizzazione) è stato evidenziato che la lotta ai matrimoni precoci e forzati è una delle priorità degli obiettivi post 2015, trattandosi di una violazione dei diritti umani fondamentali.

Nel corso del dibattito, attraverso le testimonianze delle rappresentanti del Malawi, del Bangladesh e dello Zambia, sono state illustrate varie iniziative avviate per combattere i matrimoni precoci come il coinvolgimento dei capi tribù per impedire l’abbandono scolastico delle bambine costrette al matrimonio. E stato comunque sottolineato come occorra individuare ambienti favorevoli al perseguimento di queste pratiche, alzando il livello di ricchezza sopratutto nelle zone rurali e prevedendo dei registri anagrafici negli ospedali che possano registrare l’età delle neo mamme.
Nella tavola rotonda promossa dal Regno Unito, a cui hanno partecipato oltre al Canada anche rappresentanti del Malawi e della Somalia, è stato illustrato il percorso per arrivare all’approvazione di una risoluzione ad hoc. Da parte italiana è stata sottolineato l’impegno a considerare la questione in modo proattivo, alla stregua di quanto già fatto dal nostro paese nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili, e tenendo presente che la lotta ai matrimoni precoci trova sullo sfondo la questione della salute riproduttiva, tema di per sé particolarmente divisivo in molte aree africane. L’Italia ha infine ribadito l’importanza dei dialogo e dell’incIusività che aiutano, partendo da posizioni particolarmente distanti, a procedere insieme e ad arrivare a dei risultati.

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