In Aula, martedì 27 gennaio, si è svolta la commemorazione del settantesimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz in occasione del Giorno della memoria.

Questo il testo che ho letto in aula per ricordare lo sterminio degli ebrei avvenuto nel cuore della nostra Europa, anche in Italia, e onorare la memoria di quanti hanno perso la vita e sono stati perseguitati.

Onorevoli colleghe e colleghi, settant’anni fa, il 27 gennaio 1945, con l’abbattimento dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz si disvelava agli occhi del mondo l’orrore dell’Olocausto, la presa di coscienza della Shoah, del più efferato sterminio razziale nella storia dell’umanità, quello del popolo ebraico.

Con lo smantellamento dei campi di concentramento e la liberazione dal nazismo e dal fascismo si dovette fare i conti con la sua storia, e questo nonostante i ricordi dei lager non fossero, come scrisse Trudi Birger, sopravvissuta ai campi di sterminio, semplici indumenti, qualcosa di cui ci si può spogliare e mettere nell’armadio, perché sono incisi nella nostra pelle e non possiamo liberarcene. Fu quindi dalla memoria, ancora prima che dai Trattati, che l’Europa iniziò a ricostruire la democrazia e a riconoscersi oltre l’orrore. La costruzione identitaria di una casa comune europea nacque dalla volontà di ristabilire e rafforzare un patrimonio di valori e principi di tolleranza e di rispetto della dignità umana e delle persone.

Ma quel gennaio del 1945 non rappresentò solo un’occasione per riscattare la coscienza del vecchio continente: fu il mondo intero a risvegliarsi nella consapevolezza che per preservare la democrazia fosse necessario garantire i diritti e le libertà fondamentali delle persone.

Dalla presa di coscienza collettiva, seguita alla liberazione di Auschwitz, emerse un nuovo diritto naturale, scritto nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948, nel cui preambolo si afferma chiaramente che il riconoscimento della dignità è inerente a tutti i componenti della famiglia umana e ai loro diritti uguali e inalienabili. Essi costituiscono il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo. La pace, intesa come valore assoluto per la prima volta nella storia, non venne fatta dipendere dal valore degli Stati, ma dai singoli uomini e donne e dal rispetto dei loro diritti fondamentali e inalienabili.

Questo Giorno della Memoria riconosciuto in Italia e nel mondo conserva nel futuro il ricordo di un tragico periodo della storia del nostro Paese e dell’Europa tutta, ma deve al contempo richiamarci alle nostre responsabilità anche di oggi. Si dice che la memoria più difficile sia la memoria del presente ed è per questo che la storia, in particolare con i suoi errori, accresce le nostre responsabilità nei confronti dell’oggi e del futuro. Il monito degli orrori della Shoah deve allora giungerci più forte oggi in un’Europa e in un mondo in cui l’antisemitismo e il razzismo non accennano a diminuire e che vedono, anzi, l’emergere purtroppo di nuove forme di feroce intolleranza, di disprezzo della dignità e della vita umana e dei più elementari diritti delle persone, delle donne e dei bambini.

È questa dunque l’occasione per ricordare e rendere omaggio alle vittime dell’Olocausto, che hanno subito persecuzioni, deportazioni, prigionia e morte, nonché a coloro i quali coraggiosamente si opposero al progetto di sterminio anche a rischio della propria vita. Ricordarne il sacrificio deve e può essere il seme di una nuova e rinnovata consapevolezza e di un rafforzamento oggi delle garanzie e dei diritti e delle libertà.

È tempo di sollevare il manto di indifferenza che copre le nuove stragi di innocenti in nome di quello che la storia ci ha insegnato e proseguire lungo il cammino del diritto, perché solo la garanzia dei diritti preserva la democrazia. Come ebbe a dire il premio Nobel per la letteratura, Octavio Paz, la memoria deve essere un presente che non finisce mai di passare.

In questa giornata di riflessione e di ricordo invito l’Assemblea ad osservare un minuto di raccoglimento.