Durante il Discorso sullo stato dell’Unione, il 20 gennaio, il presidente degli Usa Barack Obama ha fatto un’affermazione importante, che purtroppo è stata poco ripresa dai nostri media. Parlando delle difficoltà quotidiane delle famiglie, Obama ha sottolineato che c’è più che mai bisogno di servizi per l’infanzia accessibili e di elevata qualità. “Non si tratta di un lusso, ma di una necessità. Perciò è ora di smettere di considerare i servizi per l’infanzia come una questione secondaria, o una questione che riguarda le donne, e di cominciare a trattarli come la priorità economica nazionale che rappresentano per tutti noi.” Nello stesso passaggio, il presidente Usa ha esortato il Congresso a legiferare a favore dei congedi di malattia e di maternità retribuiti e sulla parità retributiva tra uomini e donne.

Dire che gli asili nido e gli altri servizi per l’infanzia non sono un lusso ma una priorità economica significa trasformare sia la scala delle priorità politiche, sia la percezione diffusa del valore del lavoro di cura. Questo passaggio del discorso di Obama è un esempio di come, a vent’anni dalla prima formalizzazione del concetto di mainstreaming di genere (Pechino 1995), si sia avviato un circolo virtuoso di portata planetaria: il mainstreaming di genere (ovvero la valutazione del diverso impatto su donne e uomini degli interventi legislativi, politici e programmatici in tutti i settori) contribuisce a plasmare le politiche sociali ai più alti livelli e, grazie a questo, risulta ulteriormente rafforzato.

A questo proposito, segnalo l’interessante incontro che si è svolto nei giorni scorsi a Riga del gruppo di alto livello sul gender mainstreaming ospitato dalla presidenza lettone del Consiglio dell’Ue. Durante i lavori è stato affrontato anche il tema della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, e quasi tutti gli Stati membri si sono detti pronti a firmarla o ratificarla: un segnale importante di cui mi auguro vedremo presto i frutti.

Dalle Istituzioni Europee

Durante il gruppo di alto livello sul mainstreaming di genere che si è tenuto a Riga, i paesi che dall’inizio del 2015 alla fine del 2016 rivestiranno il ruolo di presidenza del Consiglio dell’UE –  Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Slovacchia – hanno presentato i loro programmi in merito, toccando problemi come il gap pensionistico, il divario retributivo tra donne e uomini, le cause che sottostanno alle diverse scelte educative e professionali. Il piano del Lussemburgo prevede una valutazione complessiva dell’implementazione della Piattaforma di Pechino.

Le vittime di violenza domestica e stalking potranno d’ora in poi contare su una maggiore protezione in tutti gli Stati membri dell’UE. Grazie a due nuovi strumenti entrati in vigore a gennaio – ilregolamento relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile e ladirettiva sull’ordine di protezione europeo, gli ordini di restrizione, protezione e allontanamentoemessi in uno Stato membro saranno riconosciuti in tutta l’UE in modo rapido e semplice mediante una certificazione.

La relazione della commissione del Parlamento Europeo per i diritti delle donne (FEMM), che valuta i progressi compiuti nell’ultimo anno in materia di parità tra donne e uomini, è stata approvata il 20 gennaio. Il deputato belga Marc Tarabella, che ha elaborato il rapporto, commenta in un’intervista: “I progressi sono troppo lenti. Se continuiamo così non riusciremo a eliminare il divario tra gli stipendi prima del 2084!”. Priorità da affrontare: violenza contro le donne, soffitto di cristallo, lotta agli stereotipi. Per quanto riguarda i diritti sessuali e riproduttivi, “questa relazione non è a favore o contro l’aborto. Si tratta di uguaglianza e di diritto di decidere, che è un diritto fondamentale”, commenta Tarabella.

È stata approvato in commissione FEMM anche il parere sul Rapporto annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo 2013. Il documento sottolinea la necessità che la Commissione Europea, l’EEAS (Servizio europeo per l’azione esterna) e gli Stati Membri si impegnino di più per assicurare a tutte le donne e le bambine il diritto di fare le proprie scelte in libertà, senza imposizioni di carattere ideologico, politico o religioso; che le autorità locali coinvolgano uomini e ragazzi nello sforzo comune per combattere la violenza sulle donne; che gli operatori sociali e sanitari vengano adeguatamente formati per supportare le vittime; che la comunità internazionale metta in atto meccanismi di protezione per le donne, specialmente in contesti di guerra.

È ancora ferma in Consiglio la direttiva sulle quote di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa. La proposta, avanzata nel 2012 dalla commissaria Viviane Reding, prevede che entro il 2020 nessun genere sia rappresentato per meno del 40%. La commissaria Vĕra Jourová, succeduta a Reding, in un incontro con gli europarlamentari ha sottolineato la necessità che questa quota sia obbligatoria, e non lasciata all’iniziativa volontaria, come vorrebbero alcuni Stati membri. Gli equilibri in Consiglio potrebbero potrebbero cambiare con l’adozione da parte della Germania della legge che introduce quote obbligatorie del 30% per le proprie aziende dal 2016, spiega l’eurodeputata Evelyn Regner, co-relatrice della legge al Parlamento Europeo.

 

Dalle Organizzazioni Internazionali

Una tavola rotonda organizzata il 20 gennaio da UN Women ha affrontato il tema “La centralità dell’uguaglianza di genere e dell’empowerment di donne e bambine per l’Agenda di sviluppo Post-2015”. L’evento, inteso a promuovere un avanzamento del dibattito sul tema, è stato aperto dall’intervento della direttrice esecutiva di UN Women Phumzile Mlambo-Ngcuka, che ha richiamato l’attenzione sul fattore tempo, indicando il 2030 come termine per “piegare la curva della diseguaglianza di genere” attraverso l’uso di indicatori chiave da misurare e monitorare.

È online il quarto video della campagna #reflect2protect lanciata dall’OHCHR (Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU) per celebrare le donne che difendono i diritti umani, a vent’anni da Pechino 1995. Protagonista Lepa Mladjenovic, attivista serba per i diritti delle donne. Il suo sogno? “Uno stato femminista, che significa molte cose, significa che fin dall’asilo i bambini dovrebbero imparare l’etica femminista, cioè imparare ad essere contro ogni tipo di discriminazione, verso uomini e donne, verso persone di tutti i colori e di tutte le età. Vorrebbe dire non avere più guerre, e questo è il mio sogno”.

Il 30 e 31 gennaio si terrà ad Addis Abeba il 24° summit dell’Unione Africana, intitolato “2015 anno dell’empowerment delle donne e dello sviluppo, verso l’Agenda dell’Africa 2063”. Un’analisi della giornalista sudafricana Sisonke Msimang sul New York Times fa il punto sui rapidi avanzamenti delle donne nel continente, specialmente l’ingresso numeroso nei parlamenti e nei governi nazionali, e spiega ilbacklash (contraccolpo) che subiscono da parte maschile.

“Non riusciremo a eliminare la violenza contro le donne e a raggiungere la parità se non coinvolgiamo attivamente gli uomini”: con queste parole Gunnar Bragi Sveinnson, Ministro degli Esteri dell’Islanda, ha aperto la Barbershop Conference di New York, iniziativa di sensibilizzazione rivolta agli uomini promossa alle Nazioni Unite da Islanda e Suriname. “Come padre di cinque figli sono consapevole della mia responsabilità nel renderli membri utili e felici della nostra società. E una parte essenziale in questo è che loro comprendano cosa significa essere un uomo; che essere un vero uomo non significa essere un uomo violento; che la forza può avere molte forme e non è un monopolio maschile; e che lo stesso vale per la debolezza”.

 

Dal Mondo

Durante il World Economic Forum che si è svolto a Davos nei giorni scorsi si sono svolti diversi eventi dedicati alle questioni di genere.

La tavola rotonda “Mettere fine alla povertà attraverso la parità” ha sottolineato come investire sulle donne e le ragazze potrà accelerare il raggiungimento dei nuovi Obiettivi per lo sviluppo sostenibile che saranno lanciati nel 2015.

L’attrice Emma Watson, ambasciatrice di buona volontà di UN Women, ha presentato la nuova iniziativa“Impact 10x10x10” nell’ambito della campagna He for She (Lui per Lei) per l’uguaglianza di genere. “Le donne”, ha detto Watson, “condividono il 50% di questo pianeta e sono sottorappresentate; il loro potenziale è incredibilmente ignorato”. Ma oggi, secondo la giovane attrice, “c’è una consapevolezza più che mai profonda che le donne devono essere partecipanti alla pari nelle nostre case, nelle nostre società, nei nostri governi e nei nostri luoghi di lavoro”.

In un’intervista a margine del forum, lo psicologo Adam Grant ha affermato che, secondo le ricerche più recenti, il fattore che più incoraggia bambine e ragazze a intraprendere carriere tradizionalmente non femminili è il fatto di “crescere vedendo mamma e papà che condividono i lavori domestici e la cura dei figli”.

È uscito il numero del 2015 di European Women’s Voice, la rivista annuale della European Women’s Lobby. Questo numero è dedicato all’impatto delle politiche di austerità sull’indipendenza economica delle donne e ospita, oltre a contributi più generali, interventi dedicati in particolare a Italia, Svezia, Grecia, Scozia e Slovenia.

Il settimanale britannico The Economist ha annunciato che Zanny Minton Beddoes sarà la nuova direttrice del giornale. È la prima donna a svolgere questo incarico.

In Georgiail 2015 sarà l’anno della donna. Lo ha dichiarato il 15 gennaio scorso il presidente George Margvelashvili, durante una conferenza stampa a cui ha partecipato anche Erika Kvapilova, rappresentante di UN Women in Georgia. Il presidente georgiano ha sottolineato la necessità di ampliare la rappresentanza femminile nella vita pubblica e politica e ha espresso la volontà di sostenere tutte le iniziative a favore dei diritti delle donne nel Paese. Erika Kvapilova si è soffermata soprattutto sul bisogno di rafforzare l’eguaglianza sostanziale nei luoghi di lavoro e di mettere in bilancio iniziative a sostegno delle donne più vulnerabili.

Le autorità della Sierra Leone hanno temporaneamente vietato le mutilazioni genitali femminili per contribuire a fermare la diffusione dell’ebola. Le organizzazioni che si battono contro le mutilazioni genitali stanno cercando di cogliere il lato positivo di questa drammatica circostanza per sradicare definitivamente una pratica cruenta e dannosa per la salute fisica e mentale di milioni di donne. Ma, per un triste paradosso, il fatto che il contagio si sta fermando lascia pensare che il varco si chiuderà presto.

Se la notte dei Golden Globes è stata segnata dalla presenza delle donne e da prese di posizione femministe, gli Oscar sembrano andare in tutt’altra direzione. Le candidature rese note nei giorni scorsi mostrano una impressionante disparità di genere, con meno del 20% di donne candidate (tranne ovviamente per quanto riguarda i premi per la recitazione).