Le obiezioni riscontrate nel Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige verso l’introduzione della doppia preferenza di genere nelle elezioni comunali, così come quelle che ne hanno impedito la realizzazione nella regione Veneto, contraddicono tutti gli sforzi fatti in Parlamento per costruire, anche nel nostro Paese, una democrazia paritaria e una piena cittadinanza per tutti.
Il principio della rappresentanza di genere è stato introdotto con largo consenso nelle riforme in discussione nel Parlamento, ed è da conservatori e reazionari non tenerne conto a livello locale, basta ricordare che ieri è stato approvato alla Camera un emendamento all’art. 122 della Costituzione che aggiunge il principio dell’equilibrio nella rappresentanza di donne e uomini tra quelli che devono essere rispettati dalle leggi elettorali regionali, coerentemente con quanto era stato già fatto ad agosto 2014 in Senato con l’approvazione della proposta di riforma costituzionale, che ha introdotto un nuovo secondo comma, all’art. 55 della Costituzione, in base al quale le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.

Date le modalità di composizione del nuovo Senato, che sarà composto in maggioranza da senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali, eletti dai consigli regionali, è fondamentale che si prendano decisioni coerenti per rispettare e attuare la legislazione nazionale a tutti i livelli.

Mi sembra paradossale che mentre la nuova legge elettorale nazionale sarà dotata della doppia preferenza di genere e della norma antidiscriminatoria che rende inammissibili le liste in cui vi siano più del 60% dei candidati dello stesso sesso, non si riescano a praticare in modo coerente i cambiamenti che permettono alle cittadine e ai cittadini, anche a livello locale, di scegliere liberamente i propri rappresentanti rispettando la piena condivisione, tra donne e uomini, dell’esercizio delle responsabilità pubbliche.