Esattamente due anni fa, il 24 aprile 2013, nel crollo del Rana Plaza a Dacca, morirono oltre 1100 operaie ed operai e ci furono più di 3mila feriti, probabilmente la tragedia più grave dell’industria tessile di tutti i tempi, e oggi dobbiamo ribadire che potremo evitare il ripetersi di simili tragedie solo mettendo al centro la responsabilità, l’onestà, dandosi il limite dell’etica nelle scelte di produzione e commercializzazione: la dimensione etica esprime i criteri condivisi in base ai quali si giudicano i comportamenti e le scelte delle persone, delle imprese, delle istituzioni, delle società.
Dal Bangladesh Accord, finanziato successivamente da alcune aziende committenti, sono emerse 80mila irregolarità su 1800 ispezioni e 34 impianti sono stati chiusi; è chiaro che una tragedia simile ci riguarda tutti, in uno scenario globale in cui la responsabilità sociale delle imprese si gioca su più fronti, a partire dalla tutela dei diritti dei lavoratori fino alla tracciabilità delle merci come metodo di contrasto alle contraffazioni, dalla reciprocità nelle regole del commercio internazionale alla tutela dei consumatori. Anche noi in casa nostra abbiamo avuto tragedie orribili, basta ricordare la morte delle operaie tessili di Barletta, avvenuta per il crollo del palazzo in cui lavoravano, nel 2011, o il rogo nella fabbrica dormitorio, qui a Prato, nel 2013, tragedie diverse tra loro ma che hanno in comune il mancato rispetto di quelle regole e quei diritti fondamentali senza i quali non può esserci uno sviluppo sostenibile.