Il 25 aprile, la Festa della Liberazione, è per l’Italia la data simbolo della Resistenza vittoriosa delle forze partigiane contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista. Importantissimo, in questa lotta, sia in Italia sia nel resto dell’Europa occupata dalle potenze dell’Asse, fu il ruolo delle donne, troppo spesso dimenticate nel racconto della Seconda guerra mondiale. Ricordarle e celebrarle, studiarne la storia e trasmetterne la memoria, è un compito che spetta a tutte e tutti noi, perché è anche da loro, da queste Madri, che nasce la nostra Repubblica. È anche grazie alla loro lotta se abbiamo ottenuto il diritto di votare e di essere elette. È successo in Italia ma anche in altri paesi, come la Francia, che hanno visto l’estensione del suffragio ai due sessi nell’immediato dopoguerra.

Da allora ad oggi sono stati compiuti, in Italia e nel mondo, enormi passi avanti verso l’eguaglianza tra i generi e l’empowerment delle donne, anche se tanta strada resta da fare. In ogni parte del pianeta, donne straordinarie hanno assunto ruoli guida e mutato il volto dei loro paesi. Giorno dopo giorno, la presenza delle donne cambia la grammatica della politica, come ci ha mostrato la bella immagine dell’abbraccio tra le candidate dei diversi schieramenti dopo l’ultimo dibattito televisivo prima delle prossime elezioni britanniche.
Negli Stati Uniti, una donna è in corsa per la presidenza. Alla sua seconda candidatura per le primarie democratiche, Hillary Clinton è una politica di grandissima esperienza: è stata first lady, senatrice e Segretaria di Stato nella prima amministrazione Obama. E ha messo il suo essere donna al centro della propria proposta politica. “Sfondare il soffitto di cristallo” era quel che si proponeva otto anni fa. E, se nel 2007 le primarie tra Clinton e Obama sono state una battaglia fino all’ultimo voto, oggi il presidente più femminista che la storia americana ricordi ha dato il proprio sostegno alla sua ex competitor. Le probabilità che, per la prima volta, con Hillary Clinton una donna sia eletta alla Casa Bianca sono più forti: alle presidenziali del 2016 il soffitto di cristallo può essere sfondato davvero.
Non sono mancati né mancheranno critiche e attacchi alla sua candidatura, molti dei quali la colpiscono in quanto donna. Ma proprio una simile resistenza mostra quanto importante sarebbe, per l’intero pianeta, una rivoluzione simbolica di questa portata.

Dalle istituzioni europee

Il 16 aprile la sottocommissione del Parlamento Europeo per i Diritti umani e i rappresentanti di organizzazioni internazionali e ONG si sono confrontati durante un’audizione sul tema della Lotta contro la tratta degli esseri umani. Secondo le Nazioni Unite, metà delle vittime della tratta nel mondo sono donne adulte e quasi un terzo sono bambini. La maggior parte delle vittime è sottoposta a sfruttamento sessuale, ma sono in aumento altre forme di sfruttamento, come il lavoro forzato.

Secondo i dati Eurostat, l’UE si sta avvicinando agli obiettivi della strategia Europa 2020 in tema di educazione: la percentuale di persone tra i 30 e i 34 anni che hanno completato studi post diploma è salita dal 23,6% nel 2002 al 37,9% nel 2014. L’obiettivo è il 40%. L’incremento percentuale è stato superiore tra le donne (dal 24,5% al 42,3%) che tra gli uomini (dal 22,6% al 33,6%).

La COFACE (Confederation of Family Organisations in the European Union) lancia insieme a European Women’s Lobby un nuovo appello al vicepresidente della Commissione Europea Timmermans perché la Direttiva sui congedi parentali sia finalmente sbloccata in Consiglio e inviata al Parlamento. #DeliverNow e #theFinalPush sono gli hashtag della campagna.


Dalle organizzazioni internazionali

Il 14 aprile si sono tenute in tutto il mondo mobilitazioni di #bringbackourgirls, la campagna che ricorda le oltre 200 studentesse nigeriane rapite da Boko Haram di cui ancora dopo un anno non si ha alcuna notizia. “Chiediamo alla comunità internazionale di adottare una risposta coordinata verso i fautori della violenza estremista, costruendo famiglie e comunità resilienti,” ha affermato in occasione di questa giornata la direttrice esecutiva di UN Women Phumzile Mlambo-Ngcuka. “L’azione militare deve essere combinata con gli investimenti in buon governo, sviluppo sostenibile, prevenzione dei conflitti e strategie di peacebuilding che rafforzino le capacità delle donne come decision makers e alleate, e proteggano i diritti delle donne e delle ragazze all’educazione, alla giustizia e alla sicurezza”.

Il 20 aprile, oltre 70 esperti provenienti da Nord America, Europa e Asia si sono riuniti a Vilnius per una conferenza organizzata dall’OCSE, da UN Women e dal governo lituano per discutere dello stato di attuazione della Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU su Donne, pace e sicurezza.

Nell’ambito del secondo meeting preparatorio verso la Terza conferenza internazionale suifinanziamenti per lo sviluppo, che si terrà ad Addis Abeba a luglio 2015, UN Women ha organizzato il 16 aprile un side-event insieme alle missioni permanenti di Messico e Svezia, all’OCSE e al Women’s Working Group on Financing for Development, per sollecitare i leader mondiali a destinare maggiori risorse agli interventi per l’eguaglianza di genere e l’ empowerment delle donne. Gli esperti di sviluppo hanno evidenziato il “cronico sottoinvestimento” in questo campo, che la Direttrice esecutiva di UN Women ha invece dichiarato centrale per l’Agenda di Sviluppo Post 2015.

Per la serie “5 giorni, 5 fatti, 5 ragioni per agire”, UN Foundation ha pubblicato un focus sull’educazione delle bambine. Secondo l’ultimo report sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, tutte le regioni in via di sviluppo hanno raggiunto la parità di genere per quanto riguarda la scuola primaria, mentre c’è ancora un divario da colmare nell’istruzione secondaria.

Il flagship report di UN Women Progress of the World’s Women 2015-2016: Transforming Economies, Realizing Rights (Il progresso delle donne nel mondo 2015-2016: trasformare le economie, concretizzare i diritti) sarà presentato il 27 aprile in sette città di tutto il mondo.


Dal mondo

European Women’s Lobby sta lavorando al progetto WEstart, sull’imprenditoria sociale femminile in Europa. Attualmente è in corso una mappatura delle imprese interessate, ed è online un sondaggio, disponibile anche in italiano.

In un’intervista all’edizione Usa di “Elle”, Chelsea Clinton parla dei diritti delle donne e del valore simbolico della candidatura di sua madre Hillary alla Casa Bianca. La giovane Clinton, che ha collaborato attivamente al progetto No ceilings, ha sottolineato che in America sulla parità di genere c’è un problema fondamentale, e una donna presidente, chiunque sia, potrebbe contribuire a risolverlo. “Chi siede intorno al tavolo conta. E conta anche chi siede a capo del tavolo,” ha concluso.

Nell’ambito delle celebrazioni per il 70° anniversario della vittoria in Europa, il sito del governo britannico ha pubblicato un articolo sulle donne nella Seconda guerra mondiale.

In Cina, il 13 aprile le autorità hanno rilasciato Wei Tingting, Wang Man, Zheng Churan, Li Tingting e Wu Rongrong, le cinque attiviste femministe arrestate poco prima dell’8 marzo per aver tentato di organizzare un’azione di sensibilizzazione contro le molestie sessuali sui trasporti pubblici. Per la loro liberazione, avvenuta su cauzione, c’è stata una grande mobilitazione, sia in Cina sia a livello internazionale. Alla situazione delle donne cinesi sono dedicati un articolo di Cecilia Attanasio Ghezzi su Internazionale e un editoriale del Guardian.

Un articolo di Sarah Shaw uscito sul Guardian fa il punto su sviluppo sostenibile e salute sessuale delle donne: i prossimi mesi, quelli in cui i leader mondiali metteranno a punto gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile, saranno decisivi per i diritti sessuali e riproduttivi a livello globale e dunque per cambiare il destino di milioni di bambine e di donne.

Una gallery con le storie – in prima persona – di giovani femministe di tutto il mondo è online sul sito del Guardian: dall’Armenia all’Indonesia, dall’Egitto alla Romania, le attiviste raccontano se stesse e i problemi che affrontano ogni giorno.

Un’infografica del sito FiveThirtyEight basata su dati dell’Economic Policy Institute (Usa) mostra come il divario retributivo di genere aumenti all’aumentare del reddito.

Il sito Citiscope, dedicato all’innovazione urbana, ospita un articolo di Azm Anas su Salina Hayat Ivy, sindaca di Narayanganj, prima e unica donna a capo di una delle 11 city corporations del Bangladesh: con il suo lavoro di buona amministrazione, lotta alla povertà e sostegno alle microimprese, svetta tra i suoi colleghi maschi.

Per la prima volta dalla rivoluzione del 1979, l’Iran nominerà un’ambasciatrice donna. L’incarico dovrebbe essere conferito a Marzieh Afkham, portavoce del ministero degli esteri e una delle donne politicamente più influenti del Paese, ma la sua destinazione non sembra ancora decisa.

Si sta svolgendo in questi giorni a New York il summit Women in the World, che racconta battaglie e vittorie di donne e ragazze di tutto il mondo. Presentato da Tina Brown in collaborazione con il New York Times, l’incontro prevede la partecipazione di personalità della politica dell’economia, del cinema, insieme ad “artisti, ribelli, peacemakers e attivisti”. Tra i tanti nomi, quello di Meryl Streep, che nel frattempo ha deciso di finanziare un laboratorio di sceneggiatura riservato alle donne dai 40 anni in su.