Autorità, gentili ospiti della cerimonia,
desidero anzitutto ringraziare il Sindaco di Vico Equense, Benedetto Migliaccio, e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa importante giornata.
È un dispiacere per me non poter essere con voi, a condividere l’evento di Intitolazione della Piazza di Marina di Vico al Senatore Gerardo Chiaromonte, ma sono onorata di poter inviare il mio saluto e comunicarvi il mio totale apprezzamento per l’iniziativa.
L’intitolazione di una piazza di Vico Equense a Gerardo Chiaromonte ci consente di condividere, oggi, la memoria di una figura politica e umana di altissimo spessore.
Egli ha attraversato una stagione di grandi cambiamenti culturali, sociali ed economici, che hanno caratterizzato il consolidamento della nostra Repubblica e che hanno accompagnato, positivamente, la formazione di molti altri comunisti della sua generazione, giovani che abbracciarono la questione meridionale, in linea con la strategia togliattiana, come questione politica nazionale che andava affrontata con le grandi lotte sociali per la riforma agraria e per la rinascita di tutto il mezzogiorno.
Nato a Napoli, trasferitosi nel 1945 a Milano dopo la laurea in ingegneria, Gerardo Chiaromonte intraprese presto la sua carriera politica nel Partito Comunista Italiano, scelto da Giorgio Amendola come vicesegretario regionale del PCI in Campania, nel 1947, e in seguito, nel 1954, fondò il mensile gramsciano Cronache meridionali, di cui fu direttore.
Negli anni successivi, ebbe modo di esercitare molti e diversi ruoli, sia nel PCI, come segretario regionale in Campania e poi nella Direzione nazionale, sia come eletto nella Camera dei Deputati e nel Senato della Repubblica, ma è soprattutto come direttore di Rinascita e poi de L’Unità che, negli anni ’70 e ’80, seppe esprimere in modo pregevole la sua vocazione intellettuale e il suo spessore culturale.
Come sappiamo, egli si impegnò al fianco di Enrico Berlinguer nella scelta di una collaborazione di governo con la Democrazia Cristiana. Era il 1976, e quella scelta fu tra le più difficili per molti militanti e intellettuali della sinistra italiana, che seppero vedere in quella larga intesa una lungimirante azione di contrasto alle drammatiche condizioni che caratterizzavano il Paese in quel tempo: minacce terroristiche e forze eversive, da un lato, crisi finanziaria e inflazione, dall’altro.
È importante domandarsi, oltre i giusti riconoscimenti che a lui dedichiamo, quali lezioni, oggi, possiamo trarre dall’approfondimento degli aspetti più rilevanti del suo pensiero e della sua vita, e la risposta è nei valori che questi aspetti rappresentano: tensione ideale, competenza, profondo senso delle Istituzioni.
L’impegno profuso da Gerardo Chiaromonte è stato l’impegno di un intellettuale, un politico, un uomo delle istituzioni, un meridionalista.
Per questo, per tutte le donne e tutti gli uomini di oggi, è un dovere fare tesoro del grande patrimonio morale, politico e culturale ereditato da Gerardo Chiaromonte, persona distante da qualsiasi degenerazione ideologica di tipo estremistico e costantemente rivolta alla conoscenza, all’approfondimento, alla valorizzazione delle diverse culture della sinistra, ponendo al centro delle sue tante riflessioni soprattutto il mezzogiorno, la responsabilità nazionale, il rinnovamento dello Stato e i cambiamenti sociali.
La sua cultura politica lo portò ad aderire alla “svolta della Bolognina”, nel 1991, cogliendo fin da subito tutte le potenzialità e le sfide della trasformazione del PCI in Partito Democratico della Sinistra.
Come ha scritto Emanuele Macaluso, ricordando Chiaromonte come migliorista “berlingueriano che seppe dire no alla svolta moralista”: “Gerardo continuò il suo impegno con lo stesso fervore politico e la stessa linea: l’unità a sinistra e l’unità democratica come condizioni ineludibili per una politica di riforme”.
Per questo sono certa che, da oggi, quella che avrà una piazza intitolata a Gerardo Chiaromonte potrà essere una comunità più ricca, più unita, più attenta alla memoria di chi seppe vivere la politica sempre al servizio delle istituzioni e nella più autentica e piena dedizione alla propria terra e al proprio Paese.
Perché anche nei nomi delle strade e delle piazze sono inscritti la nostra identità, il nostro senso civico, la nostra cittadinanza, e riescono a costruire un futuro soltanto coloro che sanno riconoscere il giusto valore che meritano le donne e gli uomini che hanno contribuito, con il loro lavoro, a rinnovare la nostra politica e a rendere più salda la nostra democrazia.
In questo momento storico, più che mai, abbiamo bisogno di affrontare le difficili sfide che si pongono davanti a noi forti delle nostre migliori esperienze umane e civili.
Grazie.

Roma, 26 giugno 2015