“Leggi e lavoro. Troppa maternità e poca paternità (ci) fanno male”

Messaggio della Vicepresidente del Senato Valeria Fedeli

Carissime,
non posso essere qui con voi oggi pomeriggio per partecipare alla bella tavola rotonda su maternità e paternità, nella prima delle quattro giornate che avete organizzato, per il secondo anno di seguito, con “il tempo delle donne”, una manifestazione sempre più prestigiosa per il livello del dibattito, il coraggio dei temi scelti e la pluralità e la competenza degli interlocutori e delle interlocutrici.
Mi spiace molto, mi stava molto a cuore partecipare all’evento, conoscete bene il mio impegno su questi temi e l’interesse con cui seguo il lavoro che portate quotidianamente avanti, tentando, per quanto possibile, di essere un’utile interfaccia nella funzione che ricopro.
Purtroppo gli impegni in aula al Senato, con il difficile cammino delle riforme costituzionali, cui molti oppongono resistenza ma che finalmente questo Governo sta portando a compimento, impongono la mia presenza a Roma. Una presenza per la quale ho anche un motivo di orgoglio perché forse, dopo molti anni, daremo al nostro Paese istituzioni più razionali e forti, più semplici e più efficaci, più veloci nell’adeguare le leggi dello Stato alla realtà delle cose, più utili insomma alla nostra democrazia, all’economia, alla comunità, ai cittadini.
Possiamo fare finta che la discussione di oggi pomeriggio a Milano non abbia niente a che fare con il percorso delle riforme costituzionali, ma non è così.
In questo Paese abbiamo bisogno di leggi, di buone leggi oltre che di buone pratiche, che facciano cultura e cambino le cose. Ne abbiamo bisogno in tantissimi campi, dal welfare alla cultura, all’istruzione, al fisco e molto altro.
E di leggi abbiamo bisogno più che mai per dare vita e corpo alle parole che questa mattina ho letto sul Corriere grazie alla penna di Barbara Stefanelli, in un bell’articolo che finalmente sposta la discussione sulla maternità da questione che riguarda solo la donna ad una più larga che è fatta di condivisione di responsabilità e gioie oltre che di conciliazione.
Spostare la discussione dalla conciliazione alla condivisione è un’operazione coraggiosa e rischiosa, che oggi possiamo permetterci grazie ai passi in avanti fatti sul tema anche da questo governo con il Jobs Act, che ha esteso le tutele, sia cancellando le dimissioni in bianco che includendo nuove categorie di lavoratori finora colpevolmente esclusi dalla normativa e colmando un vulnus che di fatto trasformava per intere categorie di lavoratori e lavoratrici il diritto ad avere un figlio in un privilegio.
Siamo in grado di aprire questa discussione grazie all’impegno di Parlamento e Governo sul lavoro di questi mesi intensi.
Un lavoro che oggi trova anche nelle vostre parole: “insieme” e “condividere”, un faro necessario cui ispirarsi e, nelle riflessioni che costantemente offrite sul blog, un luogo unico in Italia per qualità del dibattito, uno stimolo puntuale e utile come del resto le richieste che avete elaborato nella proposta di legge dal titolo “misure per favorire una maggiore condivisione tra i genitori degli oneri di cura dei figli”.
Andrei addirittura oltre nella formulazione del titolo, aggiungendo agli oneri gli onori, perché di questo si tratta parlando di genitori e perché su questo misuriamo anche la nostra voglia di superare la frustrazione di tanti padri che vorrebbero avere un ruolo maggiore nella crescita dei propri figli, ma non riescono a farlo a causa di una legislazione ed una cultura antiquate quanto sbilanciate in uno stereotipo di ruoli per cui vince l’idea che il figlio sia a carico della sola madre.
La legge 92/2012 (cd riforma Fornero) ha provato timidamente a costruire un’inversione di tendenza, che è sembrata più culturale che reale vista la debolezza degli strumenti messi in campo, stabilendo in via sperimentale che il padre avesse diritto nel triennio 2013-2015 a tre giorni di congedo da sfruttare nei primi 5 mesi del bambino/a, il primo obbligatorio, gli altri alternativi al congedo della madre.
Un passo in avanti debole e incerto, che ha finito per come è congeniato, per respingere anche i padri che avrebbero voluto essere più presenti.
Oggi è necessario un passo in avanti sostanziale, e su questo nel PD e verso il Governo sono pronta a fare la mia parte con forza e determinazione.
La cultura della condivisione non si diffonderà spontaneamente: ci sono resistenza culturali e ambientali da superare nella società e nelle imprese e lo si potrà fare soltanto attraverso la legge.
La condivisione non può che nascere a partire dalla scelta della maternità, che bisogna che diventi una libera scelta delle donne e condivisa da entrambi, e poi svilupparsi, vivere e rafforzarsi trovando gli strumenti per la sua realizzazione.
Alzare la durata dell’astensione del padre dal lavoro a due settimane e renderla obbligatoria oltre che non troppo penalizzante in termini economici, sono senz’altro le basi su cui tentare di costruire una diversa cultura.
Cosa hanno di diverso le città europee dalle nostre, quelle città in cui si vedono spessissimo padri con le carrozzine che siedono ai bar o nei parchi con i loro figli, in cui le donne riescono a non rinunciare alla loro vita per l’arrivo di un figlio e la condivisione trasforma questo momento in un’esperienza da vivere assieme spartendo oneri, onori e tempo?
Hanno leggi diverse e strumenti di welfare migliori.
Questo è l’impegno che dobbiamo prenderci affinché il “ce lo chiede l’Europa” non sia più legato a austerità o numeri, ma a diritti e stili di vita su cui ancora è molta la strada da fare.
Per questo sarei onorata di essere prima firmataria di questa proposta di legge, che sebbene proponga una sperimentazione per il 2016 e 2017, vorrei considerare solo un primo passo, uno dei tanti che stiamo faticosamente compiendo, verso un sistema di tutele e strumenti che portino il nostro Paese in Europa.
Perché in tanti paesi oltreconfine il tempo delle donne è di 24 ore, come quello degli uomini.
E questo è l’obiettivo grande che noi tutte condividiamo.
Auguro a tutte voi un buon lavoro, vi seguirò con attenzione.

Roma, 1° ottobre 2015