Le elezioni regionali francesi hanno suscitato interrogativi che riguardano tutti i Paesi europei. Dopo il trionfo del primo turno, il Front National guidato da Marine Le Pen non è riuscito a vincere in nessuna regione: i socialisti hanno mantenuto il governo in cinque regioni mentre i repubblicani hanno avuto risultati insperati e vinto in sette regioni. I valori repubblicani e democratici hanno tenuto, ma è chiaro che si tratta di una consolazione poco rassicurante che in vista delle presidenziali del 2017 mostra molti nodi irrisolti. Il Front National, infatti, partito dichiaratamente xenofobo, antieuropeista e nostalgico del colonialismo, ha comunque visto crescere i voti ottenuti nel corso degli ultimi anni ed è riuscito a fare breccia, in particolare, tra i ceti impoveriti dalla crisi, soprattutto tra i disoccupati e i giovani, presentandosi come alternativa politica sia ai socialisti che alla destra repubblicana. Si tratta di una situazione politica e sociale non del tutto inedita, che ha contribuito a far risalire i consensi nei confronti del centro destra francese pur di arginare il voto antisistema a favore del Front National; già nel 2002, una situazione simile favorì la vittoria di Jacques Chirac in competizione con Jean Marie Le Pen, fondatore del Front National, per l’Eliseo.

Ma come ogni volta in cui a prevalere è un voto “contro” qualcuno o qualcosa anziché il voto “per” un progetto politico, è giusto chiedersi quali siano stati gli errori che hanno portato la Francia a misurarsi con la crescita di una forza politica antieuropeista che tra le tante cose propone, ad esempio, di eliminare l’assistenza sanitaria garantita dallo Stato ai sans papiers, di arrestare l’immigrazione clandestina e quella per lavoro, bloccare i ricongiungimenti familiari, riformare la cittadinanza eliminando del tutto lo ius soli, considerare reato le manifestazioni antirazziste, promuovere referendum a favore della pena di morte, uscire dall’Euro e dalla Nato per un’alleanza strategica con la Russia di Putin, potenziare l’industria bellica.

Sono punti che in diversa misura accomunano gli slogan propagandistici di tutti i movimenti dell’estrema destra europea e non solo, e che in Italia sono fatti propri sia dalla Lega Nord che dai movimenti neofascisti e, in parte e a fasi alterne, dal M5S. Sparare sui barconi dei clandestini, fare il test del Dna per verificare i ricongiungimenti familiari, uscire dall’Euro e chiudere le frontiere: sono proposte con cui più volte la politica italiana ha purtroppo dovuto fare i conti, secondo i peggiori stereotipi e luoghi comuni che vorrebbero leggere un legame diretto tra l’immigrazione e la disoccupazione, tra la globalizzazione e l’insicurezza, tra l’Islam e il terrorismo.

Gli attentati di Parigi hanno contribuito solo in parte all’ascesa del Front National: la demagogia dello straniero-nemico, il populismo del “destra e sinistra sono uguali, mentre noi siamo gli unici ad avere a cuore il popolo”, sono fenomeni che crescono ovunque ci siano una crisi economica e di rappresentanza unite alla paura e al bisogno di sicurezza. Lo abbiamo visto in Grecia, in Ungheria, ma anche nei vari movimenti islamofobici di Germania e Gran Bretagna. L’ascesa del Front National era iniziata già prima degli attentati, e può essere spiegata con l’incapacità di socialisti e repubblicani di porsi come soggetti innovatori. La mancanza di riforme è quel che più di ogni altro elemento ha fatto perdere consensi ai socialisti, incapaci di rinnovare se stessi per dare spazio a una nuova classe dirigente in grado di realizzare i propri principi di inclusione sociale, pari opportunità, giustizia sociale; l’opportunismo, invece, è ciò che ha fatto perdere voti ai repubblicani, che con Nicolas Sarkozy hanno di fatto rincorso il Front National sui temi dell’antieuropeismo e della paura. Per questo se i repubblicani hanno conquistato delle regioni è per due ragioni di fondo: primo perché molti esponenti hanno saputo, a differenza di Sarkozy, evidenziare una forte distanza dei moderati dalle derive populiste dell’estrema destra e, secondo, perché alcuni canditati socialisti hanno scelto di ritirare le proprie candidature pur di facilitare una minore dispersione di voti. Non si è trattato di un blocco tra destra e sinistra per arrestare il Front National, né di un patto “tra partiti mondialisti che si oppongono ai patrioti”, come ha dichiarato Marine Le Pen, ma piuttosto di una scelta difficile compiuta in nome dei valori repubblicani e della democrazia: da un lato si sono schierati i socialisti e i moderati, coloro che credono sia possibile agire in Europa e per l’Europa, dall’altro coloro che nell’Europa vedono l’origine di tutti i mali e nel nazionalismo armato la soluzione di tutti i problemi.

La risposta delle urne francesi, ha affermato giustamente il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, è stata di “porre un freno ai nemici della democrazia”. È fondamentale dunque che il Partito Socialista Europeo sappia rispondere con coerenza alla forte domanda di cambiamento e innovazione che giunge dal basso; il Partito Democratico ha saputo finora tenere viva la propria agenda politica perché si è dimostrato in grado di affrontare il cambiamento e le emergenze senza inseguire le destre e senza rinunciare ai propri valori fondanti, e sempre guardando con attenzione al bisogno di rinnovamento della nostra classe dirigente. Ecco perché nella piattaforma dei progressisti europei il ruolo del Partito Democratico può essere determinante anche per riscrivere, insieme, le regole dello stare insieme perseguendo l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa, dove al centro ci sono la solidarietà, lo Stato di diritto e gli irrinunciabili principi della democrazia, e dove non c’é spazio alcuno per il ritorno ai nazionalismi e alla guerra allo straniero. Quello che arriva dunque dalla Francia è un messaggio per tutti: la democrazia tiene se ci crediamo veramente, e se sappiamo tutelarla senza paure né nostalgie.

 

in Senato


Nella seduta di giovedì 10 dicembre, l’Assemblea di Palazzo Madama ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando il maxiemendamento interamente sostitutivo del provvedimento recante norme penali sull’ omicidio stradale (ddl n. 859-1357-1378-1484-1553-B). Il ddl torna alla Camera dei deputati.

La seduta pomeridiana di giovedì 10 dicembre è stata dedicata al question time, con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Marianna Madia, che ha risposto ad interrogazioni a risposta immediata su riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche centrali e territoriali, riforma della disciplina del pubblico impiego e della dirigenza.

 

Commissioni
La COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI, nella seduta del 9 dicembre, ha proseguito la trattazione del ddl n. 2092 e connessi, in materia di cittadinanza e dell’A.S. 1870 e connesso, recante delega al Governo per la riforma del Terzo settore. Entrambi i provvedimenti sono stati già approvati dalla Camera dei deputati.


In COMMISSIONE DIRITTI UMANI, mercoledì 9 dicembre, in relazione all’indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti in Italia e nella realtà internazionale, si è svolta l’audizione di funzionari UNHCR, sull’attuazione dell’ Agenda europea dell’immigrazione (relocation e resettlement) .

 

dalla Camera


Legge di stabilità 2016: prosegue l’esame
La V Commissione Bilancio, in sede referente, prosegue l’esame congiunto dei disegni di legge di bilancio: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2016) ( C. 3444 Governo, approvato dal Senato) e Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2016 e per il triennio 2016-2018 ( C. 3445 Governo, approvato dal Senato) e relativa nota di variazioni ( C. 3445-bis Governo, approvato dal Senato).
 

temi della settimana


UNIONI CIVILI
Alcuni giorni fa è stato lanciato un appello firmato da diversi personaggi della cultura, della politica e dello spettacolo italiano che aderisce ad una campagna internazionale perchè ” la pratica della maternità surrogata venga dichiarata illegale in Europa e sia messa al bando a livello globale.”
Si è acceso un dibattito, cresciuto giorno dopo giorno, che è arrivato presto a coinvolgere la discussione sul DDL sulle Unioni Civili.
Come ho detto oggi in una mia intervista al Corriere della Sera, penso che sia stato commesso un errore politico nel lanciare la discussione così come è stata lanciata con questo appello. Un muro, appunto. E proprio adesso che la legge sulle unioni civili sta per arrivare in aula, dopo mesi di confronto per costruire la posizione più condivisa possibile…
Sono anni che nel nostro Paese si discute dei diritti delle coppie omosessuali. La prima proposta risale a più di 25 anni fa e da allora le molte iniziative parlamentari sono tutte fallite. Il ddl Cirinnà è il rimedio a questo vuoto legislativo. Perché riconosce che le unioni civili sono altro dal matrimonio e nel contempo garantisce a chi vi ricorre diritti, tutele e responsabilità finora sconosciute, garantendo tutele fino a oggi assenti anche ai bambini già nati figli di omosessuali e chiamando i genitori alle loro responsabilità.
Chi oggi si oppone al ddl Cirinnà confonde, nella polemica politica, i diritti dei bambini che già ci sono con una questione seria e complessa come quella del cosiddetto “utero in affitto” peraltro in Italia è già vietato, su cui manca, ed occorre, una regolazione internazionale. Per questo, come dicevo prima, sarebbe il caso di chiudere qui la polemica su quel tema.
Sempre su questo tema, l’Unità di oggi pubblica una mia riflessione.
Governo
Il Consiglio dei ministri si è riunito venerdì 11 dicembre ed ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo di attuazione della direttiva 2012/29/UE che istituisce norme in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI. Il decreto si rivolge in modo particolare a chi, vittima di un reato, si dovesse trovare in condizione di particolare difficoltà come, ad esempio, le donne, i minori, gli stranieri con difficoltà con la lingua italiana e a chi ha subito violenza. Alcune norme sono di particolare rilievo per l’ordinamento processuale penale, come la previsione secondo la quale, qualora la persona offesa sia deceduta in conseguenza del reato, le facoltà e i diritti previsti dalla legge possano essere esercitati, oltre che dal coniuge, anche dalla persona legata da relazione affettiva e con essa stabilmente convivente. In caso di delitti commessi con violenza alla persona, la vittima avrà la possibilità di essere informata della scarcerazione o dell’evasione dell’imputato o del condannato.
Per conoscere i provvedimenti assunti nel dettaglio, potete consultare il comunicato stampa.

 

 

in evidenza – rassegna


Lunedì 14 Dicembre sono stata all’Ospedale San Camillo per partecipare al convegno “Il benessere e la sicurezza delle operatrici e degli operatori e il diritto alla salute dei cittadini“, occasione di presentazione del CUG aziendale.
Sono intervenuti: ANTONIO D’URSO (Direttore Generale AOSCF), LINDA LAURA SABBADINI (Direttore Dipartimento per le statistiche sociali ed ambientali ISTAT), GIUSEPPINA MATURANI (Commissione Sanità del Senato della Repubblica), CECILIA D’ELIA (Consulente per diritti di genere del Presidente Zingaretti), RODOLFO LENA (Presidente della Commissione Politiche Sociali e Sanità – Regione Lazio), FRANCA CIPRIANI (Consigliera Nazionale di Parità), ANTONELLA NINCI (Presidente CUG-INAIL), DONATELLA COMIGNANI (Presidente CUG–AOSCF).

Nel pomeriggio mi sono collegata in video con Udine per partecipare al Convegno “Azioni positive per una scuola di tutte/i e per ognuna/o – Contro ogni forma di discriminazione” a conclusione del progetto Educare alle differenze e al rispetto delle diversità promosso da SNOQ in 5 scuole della provincia di Udine e finanziato dalla regione Friuli Venezia Giulia.

Sabato 12 Dicembre sono stata a Capriccio di Vigonza, presso il Politecnico Calzaturiero, dove la Consulta Territoriale per il settore calzaturiero ha organizzato un incontro su “Tracciabilità e certificazione delle calzature Made in Venezia/Riviera del Brenta”.

Presenti il presidente della Consulta per il settore calzaturiero Mario Siviero, Renato Rossi di QCB Italia, Roberto Crosta segretario generale della Camera di Commercio di Venezia Rovigo Delta Lagunare.

Venerdì 11 dicembre avrei dovuto intervenire a Torino al convegno Quarant’anni di riforme e di cambiamenti sociali e culturali delle famiglie.
Impegni istituzionali me lo hanno impedito, ho inviato però il mio contributo per questo importante momento di riflessione.

È uscita questa settimana la mia intervista a LeadingMySelf in cui parlo di maternità, paternità e congedo parentale.

Ho preso la parola per contestare l’interpretazione data da Roberto Saviano del decreto cosiddetto “salvabanche”. Ritengo la sua interpretazione una forzatura tutta politica che non contribuisce a fare chiarezza.