Impegni istituzionali mi impediscono di essere oggi a Taranto, al convegno “Da Taranto il primo soccorso entra nella scuola italiana”, che saluta l’ingresso nella legislazione italiana dell’insegnamento del primo soccorso in tutte le scuole.

Avendo seguito e incoraggiato il percorso della legge, non ho voluto far mancare il mio saluto all’iniziativa.

Il primo soccorso nella scuola italiana, la svolta storica del Legislatore

È con grande dispiacere che mi vedo impossibilitata, a causa degli odierni impegni di Aula in Senato, ad essere con voi oggi, a un incontro che in qualche modo è anche il festeggiamento di una speciale ricorrenza. Desidero per questo inviarvi il mio messaggio di saluto e confermarvi il mio apprezzamento per il vostro impegno.
Saluto e ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa, in particolare il Comitato “Due Mani Sul Torace”, impegnato da anni per promuovere il progetto del Primo soccorso nelle scuole e sensibilizzare la popolazione su questo tema.
Un ringraziamento particolare lo devo al promotore dell’iniziativa popolare Mario Balzanelli: come tutti sapete, nel 2005 costituì il comitato promotore dell’iniziativa legislativa popolare finalizzato alla introduzione dell’obbligo dell’insegnamento del Primo Soccorso nella Scuola Italiana, un progetto a cui aderirono presto opinion leaders del settore dell’emergenza sanitaria, degli Ordini dei Medici e dei Farmacisti di Taranto e Bari, associazioni di categoria, il mondo della scuola e quello del volontariato, la società civile, e da quel momento fu messa in campo la raccolta, in tutta Italia, delle 93mila firme consegnate nel 2008 al Senato della Repubblica.
Il disegno di legge di iniziativa popolare metteva in risalto la necessità di assicurare al cittadino, in età scolare, a livello curriculare, i percorsi di formazione e di addestramento teorico–pratici finalizzati a trasferire le competenze fondamentali del primo soccorso, ossia la rianimazione cardiopolmonare, la defibrillazione precoce semiautomatica, la disostruzione delle vie aeree conseguente ad inalazione di corpo estraneo, l’emostasi di emergenza delle emorragie immediatamente pericolose per la vita.
Da quella prima proposta legislativa derivarono poi due disegni di legge, presentati rispettivamente al Senato della Repubblica, a prima firma del Sen. Luigi D’Ambrosio Lettieri, Pdl-Fi, ed alla Camera dei Deputati, a prima firma dell’On. Gero Grassi, Pd.
Il disegno di legge fu rimodulato tecnicamente e presentato per la prima volta alla commissione Sanità del Senato nel novembre del 2013. Questa rimodulazione proponeva un “addestramento capillare della cittadinanza nazionale, a partire dalla popolazione scolastica delle scuole medie superiori”, centrato esclusivamente sull’insegnamento della competenza di maggiore importanza del Primo Soccorso, cioè della “manovra del massaggio cardiaco ininterrotto fino all’arrivo presso il paziente di un defibrillatore”, con personale addestrato ed autorizzato, o comunque dell’equipaggio del 118 territorialmente competente.
Quando il 23 settembre 2014 ci incontrammo in Senato, in Sala Nassirya, per presentare il disegno di legge, prendemmo tutti insieme un impegno concreto per dare una svolta a questo progetto.
Ricordo ancora le cifre fornite dalle schede che mi presentò Mario Balzanelli a proposito del massaggio cardiaco. Cifre che riportavano la morte, in Italia, ogni anno, di almeno 60.000 persone, di qualunque fascia d’età, in conseguenza di un arresto cardiaco improvviso; ma in quelle schede era anche specificato, sulla base della letteratura scientifica, che se entro 4 minuti al massimo dal verificarsi di questo evento drammatico, qualcuno nelle immediate vicinanze fosse in grado di mettere due mani sul torace del paziente in arresto cardiaco e praticargli un massaggio cardiaco ininterrotto e prolungato sino all’arrivo sul posto del 118, ciascun paziente avrebbe probabilità elevate non solo di salvarsi ma, soprattutto, di sopravvivere senza esiti neurologici invalidanti. Dunque l’acquisizione della conoscenza del massaggio cardiaco da parte di ciascun cittadino italiano ha un’assoluta importanza. Se si stima che il 25 – 30% dei pazienti colpiti da arresto cardiaco potrebbe salvarsi con un immediato intervento, vuol dire che un progetto formativo in grado di intervenire su questi aspetti è un investimento straordinario sulla scuola, sull’educazione alla salute, ma anche, in un senso più ampio, alla cittadinanza.
Un esempio, quello del massaggio cardiaco, di quanto importante sia affrontare gli obiettivi del primo soccorso nell’ambito di un’educazione sanitaria di base, e di quanto bisogno ci fosse di imprimere una accelerazione al raggiungimento degli obiettivi del progetto legislativo, nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica e nella consapevolezza di dover sapere andare oltre a singole sperimentazioni sparse, magari di eccellente livello ma pur sempre disomogenee e non sempre monitorabili.
Possiamo dire che quell’impegno lo abbiamo onorato e che siamo riusciti ad andare anche oltre alle aspettative, ciascuno con le proprie responsabilità e con il proprio ruolo, e oggi, in occasione della ricorrenza dei dieci anni dall’inizio di questo percorso, è importante consolidare il risultato ottenuto e guardare alle prospettive future.
Infatti, con la riforma della scuola – la Legge n° 107 del 13 luglio 2015, nota come la “Buona Scuola” – l’insegnamento obbligatorio delle tecniche di Primo Soccorso è entrato finalmente a far parte della Scuola italiana: “Nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado sono realizzate – afferma l’articolo 1, comma 10, della legge – nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, iniziative di formazione rivolte agli studenti, per promuovere la conoscenza delle tecniche di primo soccorso, nel rispetto dell’autonomia scolastica, anche in collaborazione con il servizio di emergenza territoriale «118» del Servizio sanitario nazionale e con il contributo delle realtà del territorio”.
Un punto di svolta determinante, perché anziché far proseguire l’iter legislativo con i consueti ulteriori tempi e passaggi parlamentari, siamo riusciti a far accogliere direttamente nella riforma della scuola, cioè nella sede più idonea e opportuna, l’insegnamento delle tecniche di primo soccorso: ora queste tecniche troveranno spazio nei processi formativi dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, con riflessi di straordinaria importanza anche sulla formazione delle loro famiglie e dei loro insegnanti, e credo che ciò rappresenti un forte tentativo di risposta dello Stato alle esigenze di educazione sanitaria di base.
Per questo è giusto parlare di “Traguardo storico nazionale, per la vita di tutti noi”, come avete scelto di fare presentando l’incontro di oggi.
Dal mio punto di vista, devo dire che oggi l’attivazione istituzionale di questo percorso formativo rappresenta anche una conferma delle straordinarie capacità riformatrici dell’attuale legislatura. La politica sa essere capace quanto più è in grado di intercettare il bisogno di cambiamento, e sa essere efficace quanto più è sostenuta, come in questo caso, da una forte rete di competenze scientifiche, dalla società civile e dalle reti delle associazioni: un confronto che mette nelle condizioni di ascoltare e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Ora con la Buona Scuola un progetto educativo di così grande spessore può essere realizzato diventando non solo un insieme di buone pratiche ma consolidandosi come parte integrante di una nuova formazione civica, e credo che anche questo sia un nodo politico di assoluta importanza: la prospettiva di questa legislatura è stata quella di affermare il ruolo centrale della scuola nella società della conoscenza, innalzando i livelli di istruzione e le competenze delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, rispettandone i tempi e gli stili di apprendimento, contrastando le diseguaglianze socio-culturali e territoriali: “per realizzare una scuola aperta – afferma l’art. 1 della Buona Scuola – quale laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica, di partecipazione e di educazione alla cittadinanza attiva, per garantire il diritto allo studio, le pari opportunità di successo formativo e di istruzione permanente dei cittadini”.
Considero fondamentale ora valutare con attenzione in quale modo adattare metodi di insegnamento e piani formativi alle attuali esigenze, e l’incontro di oggi è anche l’occasione per discuterne insieme. Perché quella che si apre adesso è una fase nuova in cui sarà determinante monitorare attentamente l’evoluzione del progetto.
Ecco perché continuerò a seguire attentamente il vostro lavoro, auspicando che il progetto possa essere esteso anche a livello europeo.
Tra gli slogan formulati per promuovere questa giornata, uno afferma: “93mila italiani ringraziano il legislatore”. Credo sia corretto anche dire che “il legislatore ringrazia 93mila italiani”, perché senza il contributo della società civile, senza il confronto con quel “Paese reale” che nei diversi luoghi della partecipazione si impegna, ogni giorno, per una piena cittadinanza, leggi come questa difficilmente potrebbero essere realizzate con la qualità e la coerenza di cui necessitano.
Grazie dunque a tutte e tutti voi, sono certa che con questo progetto educativo presto potremo riscontrare risultati molto positivi. Un progetto che ha un alto spessore non solo etico e pedagogico ma anche scientifico e divulgativo, in grado di dare a tutta la comunità scolastica – studenti, famiglie, insegnanti – le competenze necessarie a salvare vite umane e a migliorare la qualità della vita di tutti.