Si è chiuso, col voto della Legge di Stabilità, un anno di lavoro per il Parlamento e per il Governo italiani. Un anno che, per la prima volta dopo tanto tempo, vede il segno più davanti agli indicatori macroeconomici: dal PIL, all’occupazione, passando per i mutui, gli investimenti, l’export, i consumi, la fiducia dei cittadini.

Si chiude un anno di importanti cambiamenti, e si apre un periodo in cui l’Italia, finalmente rinnovata in tanta parte della sua struttura, è in condizione di dispiegare le vele e mettersi con decisione sulla strada di una nuova crescita, più equa e più sostenibile, con più lavoro e più benessere.

E’ stato un anno per niente facile. Il contesto internazionale si è fatto più complesso e difficile, l’economia globale è stata scossa dai dati negativi sulle economie dei paesi emergenti, l’Europa è ancora indecisa tra austerità e crescita. In tutto questo l’Italia ha mantenuto la rotta, riuscendo a sorprendere tutti gli osservatori internazionali per la capacità riformatrice che ha mostrato, di cui, oggi, cominciamo a vedere i primi frutti.

Il cambiamento ha riguardato molti settori, dal lavoro alla scuola, alla pubblica amministrazione, all’assetto istituzionale, al fisco, e tanti ancora ne riguarderà nei prossimi mesi, in cui servirà ancora più attenzione a equità e marginalità, perché tutti escano dalla crisi, senza lasciare indietro davvero nessuno.

C’è un filo che si dipana nelle molte cose fatte e le lega mostrando un tratto dell’azione del Governo e del Parlamento spesso, sbagliando, sottovalutato nel dibatto pubblico e su cui qui vorrei accendere una luce: le politiche per le donne, per il loro empowerment, per una nuova libertà che diventa risorsa per la crescita del Paese.

E’ un tratto dell’azione di Governo cui in tante/i abbiamo dato impulso in questi mesi, con proposte e iniziative parlamentari, mostrando che il rinnovamento dei gruppi parlamentari e del Governo, assieme alla composizione molto più paritaria della rappresentanza, hanno fatto emergere nuove visioni e una capacità di intervenire sulle diseguaglianze di genere molto più marcata che in precedenza.

Un filo che oggi vorrei scorrere per mostrare quanto sia stato poco valorizzato nella comunicazione delle cose fatte, ma quanto debba esserlo per dare meglio il senso del cambiamento che stiamo realizzando nel Paese, un cambiamento che rafforza le donne nella politica, nel mondo del lavoro, nella famiglia, nella società in generale.

Per quanto riguarda la politica, dalla legge elettorale alla riforma Costituzionale, si sono introdotti elementi nuovi e importanti per raggiungere la parità di genere. E’ forse il settore in cui i progressi negli ultimi anni sono stati più rapidi, come ha mostrato la scalata rapidissima fatta dal nostro Paese nell’empowerment politico femminile secondo il Gender Gap Report 2015 del World Economic Forum, adesso ci sono gli strumenti per renderli strutturali.

Sul lavoro poi, vero strumento di libertà e autonomia, si sono fatti molti passi avanti, sia col Jobs Act che con interventi ad hoc: dalla cancellazione delle dimissioni in bianco, alle nuove misure per la conciliazione e la condivisione delle responsabilità familiari, passando per l’estensione alle lavoratrici autonome del congedo familiare. Ed ancora, nella finanziaria appena varata, con la possibilità di estendere l’opzione donna per il pensionamento anticipato ai prossimi anni, i voucher baby sitter e loro estensione alle lavoratrici autonome, la sperimentazione rafforzata del congedo di paternità obbligatorio, il conteggio di quello maternità per il calcolo dei premi di produttività.

Misure importanti sono state messe a punto per il contrasto della violenza di genere: l’approvazione del piano nazionale contro la violenza sulle donne è un segnale importante, assieme anche alla possibilità, prevista ora per le vittime di violenza, di richiedere un congedo trimestrale dal lavoro, fruibile anche su base oraria.

Ed infine, davvero centrale e innovativa, e finalmente in linea con quanto ribadito a più riprese dagli organismi internazionali ed europei, è la previsione, nella Buona Scuola, di integrare l’offerta formativa con iniziative per l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle classi di ogni ordine e grado l’educazione alla parità dei sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, per superare gli stereotipi da troppo tempo cristallizzati, e costruire, sulle giovani generazioni, una nuova cultura fatta responsabilità, rispetto reciproco, riconoscimento e valorizzazione delle differenze. Un punto qualificante, su cui sarà fondamentale predisporre linee guida all’altezza.

Molte ancora sono le iniziative in cantiere, le proposte presentate, le leggi in discussione. Il segno di un Paese che sta cambiando, grazie all’impegno delle donne e degli uomini, per diventare la casa di tutti.

Una questione centrale per la qualità della nostra democrazia, finalmente al centro dell’agenda politica, che deve vederci vigili e partecipi tutti i giorni, perché impegnarsi per la parità oggi vuol dire costruire una società migliore, più giusta e più felice.

Quanto aumenterebbe infatti il benessere delle nostre comunità se le famiglie potessero aggiungere al loro reddito quello della donna? Se i servizi per l’infanzia fossero un diritto garantito a tutti? Se le donne fossero libere di non dover scegliere tra figli e lavoro? Se i compiti di cura familiare fossero distribuiti più equamente tra uomini e donne?! Quanto migliorerebbe la qualità del nostro futuro se i giovani crescessero senza stereotipi e pregiudizi di genere e rifiutassero con forza la violenza e le discriminazioni?!

Molto, moltissimo.

Chiudiamo l’anno con la consapevolezza di aver fatto tanto, ma con la volontà di fare ancora di più.

Per le donne e per gli uomini.

Per l’Italia.

Auguri a tutte e a tutti.

 

unità 23 dicembre