Il mio saluto al Convegno

Tutti insieme contro il Cyberbullismo!

Scuola, famiglia, associazioni, imprese e Istituzioni alleate per una battaglia da vincere.

 Sono lieta di salutare questa iniziativa, che vede impegnate in prima linea contro il fenomeno del cyberbullismo istituzioni, associazioni della società civile, operatori, imprese.

Il fenomeno, lo sappiamo, riguarda l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone, ha dimensioni allarmanti e colpisce ragazze e ragazzi nella loro sfera più intima, con conseguenze pesantissime sulla loro vita quotidiana e sul loro equilibrio psicofisico.

Tra coloro che utilizzano cellulare e Internet, ci confermano gli ultimi dati Istat pubblicati nel dicembre 2015, il 5,9% denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network; le ragazze sono più di frequente vittime di cyberbullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi). Inoltre, più del 50% dei giovani tra gli 11 e i 17 anni è stato vittima di bullismo nel corso del 2014.

L’80,3% dei ragazzi, ci dicono invece gli ultimi dati di Telefono Azzurro sul cyberbullismo, ne ha sentito parlare; 2 su 3 conoscono qualcuno che ne è stato vittima, 1 su 10 ne è stato vittima, il 9,1% dei ragazzi ed il 12,6% delle ragazze, e al 15,1% è stata rubata l’identità online.

Mentre un’indagine che Generazioni Connesse, il Safer Internet Center italiano, ha affidato a Skuola.net e all’Università degli Studi di Firenze, ci confermava recentemente che solo l’8% dei ragazzi e delle ragazze della cosiddetta Generazione Z, nati tra il 1996 e il 2010, ammette di avere intenzionalmente preso di mira un compagno, mentre uno su 10 sminuisce il proprio comportamento come scherzo innocente.

Il web è certamente uno strumento di comunicazione formidabile ma amplifica anche gli aspetti negativi del bullismo e di tutte le sue manifestazioni, con aggressioni che soprattutto a causa dell’anonimato garantito da alcuni social network e da falsi profili possono diventare facilmente costanti e pervasivi.

È un problema da affrontare sotto il profilo giuridico, vista la rilevanza penale del cyberbullismo e di tutti i reati che si possono commettere on line: la sostituzione di persona, la diffamazione, la violenza privata, le minacce, gli atti persecutori, le molestie, la violazione della privacy e, ampiamente diffusa, la pornografia minorile.

Ma è soprattutto un problema da affrontare alle sue radici ponendo attenzione alla dimensione culturale e alla sfida educativa, unico vero strumento di contrasto e prevenzione delle violenze e delle discriminazioni.

Ci sono due aspetti su cui dobbiamo porre l’accento.

Primo, dobbiamo riconoscere che tra le vittime di bullismo e cyberbullismo ci sono sopratutto le donne e i cosiddetti diversi, considerati tali a causa, ad esempio, del proprio orientamento sessuale, o della propria origine etnica e religiosa, del proprio colore della pelle.  Questo intreccia tra loro fenomeni diversi ma dalla comune radice culturale: il razzismo, il sessismo, l’omofobia, tutti comportamenti di sopraffazione che il bullismo e il cyberbullismo  amplificano, avendo come scopo l’isolamento di un minore o di un gruppo di minori considerati diversi o più deboli di altri per esercitare su di loro abusi, danni, messa in ridicolo.

Il secondo aspetto fondamentale è che non possiamo tollerare una concezione del fenomeno come fatto privato, che riguarda solo chi lo esercita e chi lo subisce e, al massimo, le loro famiglie. Il cyberbullismo è invece un fenomeno che va affrontato nella sua dimensione pubblica, va denunciato e contrastato in quanto grave violazione dei diritti della persona e in quanto forma di violenza.

Non possiamo e non dobbiamo permetterci di lasciare soli ragazze e ragazzi. In quanto nativi digitali, troppo spesso sono stati considerati, e si considerano, esperti del web e conoscitori della rete. Ma sappiamo che purtroppo non è così.

Per questi motivi abbiamo voluto intraprendere, con l’attuale legislatura, un percorso di cambiamento con cui affrontare il cyberbullismo sotto tutti i suoi molteplici aspetti, mettendo al centro dell’iter legislativo la scuola e un concreto patto educativo.

I principali obiettivi che ci siamo dati sono quelli contenuti nel disegno di legge N. 1261, un lavoro partito dall’esperienza di Elena Ferrara in commissione Diritti Umani come referente per il cyberbullismo e frutto di un’intensa collaborazione con tutti i soggetti istituzionali e le associazioni impegnate nel contrasto del fenomeno. Lo abbiamo approvato un anno fa in Senato, il 20 maggio 2015, all’unanimità, dal marzo di quest’anno è in corso di esame in commissione alla Camera.

È una proposta fondamentale perché punta su educazione e formazione e prevede per i minori che commettono atti di cyberbullismo la procedura dell’ammonimento, come previsto per i reati di stalking. Dobbiamo condividere il fatto che si tratta di una proposta legislativa di qualità perché antepone l’educazione alla punizione, per evitare di compromettere ulteriormente percorsi di dialogo già difficili tra adulti e minori e cercare di condividere con ragazzi e ragazze un uso consapevole della rete e dei social network, una responsabilizzazione davanti alle nuove tecnologie della comunicazione in cui la vita on line e quella off line si influenzano reciprocamente, con effetti reali sulle persone in carne ed ossa. Inoltre, da parte del Garante per la protezione dei dati personali è prevista la possibilità di rimozione dei post lesivi su richiesta dei genitori delle vittime.

In questa prospettiva rientrano anche la proposta di istituire un tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e senza costi per lo Stato, con il compito di redigere, entro sessanta giorni dal suo insediamento, un piano di azione integrato nonché un codice di autoregolamentazione. Così come l’affidare al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca la predisposizione delle linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto in ambito scolastico, con uffici scolastici regionali che promuovono bandi di concorso per progetti di contrasto al cyberbullismo e di educazione alla legalità. Anche la Polizia postale e delle comunicazioni vede riconosciuto il valore del proprio ruolo, infatti è previsto che ogni anno disponga al tavolo tecnico una propria relazione.

Oltre che con questo disegno di legge, che mi auguro completi al più presto il proprio iter, l’attenzione rivolta a queste problematiche ha riguardato direttamente il mondo della la scuola anche con la riforma, che ha recepito, con il comma 16 della legge 107/2015, il principio dell’educazione al rispetto come forma di “prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”. Quel passaggio serve anche a sostenere di più il lavoro delle insegnanti, nonché dei genitori, che si misurano con tante cose complesse, come ad esempio le nuove tecnologie della comunicazione, e su questo terreno diventa molto importante avere degli strumenti di preparazione, di informazione, linee guida che aiutano dentro questo percorso.

Ci tengo particolarmente a ribadire che queste non sono iniziative improvvisate ma giungono grazie a un impegno costante per fare con questa legislatura un salto di qualità nelle scelte che si compiono in nome della non discriminazione, principio sancito a chiare lettere nell’articolo 3 della nostra Costituzione.

Abbiamo realizzato il Piano Antiviolenza, il congedo indennizzato per le donne vittime di violenza di genere, su cui ora è stata emessa anche la circolare INPS, e prima ancora la legge contro il femminicidio, ma soprattutto, cosa che considero fondamentale, abbiamo ratificato, votandola all’unanimità, la Convenzione di Istanbul, che è una completa piattaforma di riferimento per agire nel contrasto e nella prevenzione della violenza di genere.

Perché tutto questo? Perché è compito della politica decidere per intervenire nell’ottica del superamento degli stereotipi e dei luoghi comuni, che sono alla base delle discriminazioni e della violenza, educando le nuove generazioni, lungo tutte le fasi del loro apprendimento – che ovviamente non passa solo per la scuola ma anche e soprattutto per i media – al rispetto delle differenze, al rispetto dell’altro.

Sono punti che messi insieme forniscono a tutti i soggetti coinvolti gli strumenti giusti per agire, per  condividere con le nuove generazioni una nuova cultura della non violenza, del rispetto, delle relazioni, quella che io chiamo una nuova grammatica dei sentimenti, che permetta a ragazze e ragazzi di vivere la propria identità e le proprie scelte in autonomia, libertà e massima consapevolezza.

Grazie e buon lavoro a tutti voi.