Il mio articolo di oggi su L’Unità

Violenza maschile sulle donne: contrasto globale e iniziativa locale

Mobilitiamoci, impegniamoci tutti

Non ci siamo ancora ripresi dal dolore e l’inquietudine per il brutale femminicidio di Sara Di Pietrantonio, strangolata e bruciata dal suo ex a Roma, per l’avvelenamento con la soda caustica della giovane bolognese incinta da parte del fidanzato, per la tragica morte ancora da chiarire di Carlotta Benusiglio a Milano, ed ecco ci arrivano le notizie dello strangolamento di Federica e l’uccisione di suo figlio di 4 anni a Taranto, e dell’uccisione della giovane Michela a Spilimbergo.

Fatti che devono farci riflettere, ma soprattutto agire. Senza fermarci al contesto del nostro paese, ma con uno sguardo ampio che ci permetta di vedere come ovunque nel mondo (pensiamo al Brasile, dove 33 ragazzi hanno violentato una sedicenne e pubblicato il video su YouTube) permanga una cultura patriarcale violenta, che oltretutto risulta esacerbata dalle situazioni di crisi che purtroppo costellano il pianeta: guerre, terrorismo, migrazioni, catastrofi naturali, epidemie.

Ma la piaga della violenza sulle donne e la sanguinosa scia di femminicidi che porta con sé possono e devono essere fermate. Lo diciamo da anni, e da anni ci battiamo per mettere in atto politiche globali e nazionali per arrivare a questo urgente e imprescindibile obiettivo.

Ora, è tempo che tutti, donne e uomini in egual misura, assumano la responsabilità di fare ciò che è in loro potere ovunque si trovino: a scuola e sul lavoro, nelle università e nei luoghi di svago, nella sfera pubblica e in quella privata – e una responsabilità specifica hanno naturalmente donne e uomini che si impegnano nella politica, a cui spetta compiere tutte le azioni possibili per produrre un cambiamento reale. Gli strumenti non ci mancano: dalla Convenzione di Istanbul al Piano antiviolenza, dalle Risoluzioni ONU all’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile (in particolare l’Obiettivo 5). Ed è proprio a partire da questi strumenti che ho ritenuto utile stilare una sorta di decalogo, un promemoria affinché la mobilitazione e l’impegno quotidiano che auspico da parte di tutte e di tutti si traduca in gesti grandi e piccoli capaci di fermare, una volta per tutte, la violenza sulle donne.

  1. La violenza sessuale e i femminicidi non sono una “questione femminile”, ma un problema di cui tutte e tutti dobbiamo farci carico. Ed è decisiva la scelta che faranno gli uomini.
  2. La prima scelta è la prevenzione, che significa innanzitutto scardinare una cultura patriarcale che “permette” ancora a troppi uomini di considerare le donne una loro proprietà – che possono eliminare nel peggiore dei casi, “tutelare” e “proteggere” nei migliori.
  3. Prevenzione significa poi rafforzare le bambine, le donne, le ragazze, garantendo le loro libertà di scelta e offrendo loro una pluralità di modelli di vita da scegliere autonomamente.
  4. Per questo, è necessario sconfiggere gli stereotipi sessuali, i pregiudizi, in primo luogo rendendo operativa l’educazione alla parita’ tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni prevista dalla legge n. 107/2015 sulla “Buona scuola”.
  5. Gli stereotipi si annidano ovunque, non solo nei libri di testo: l’industria culturale e i media devono essere capaci di trasformare immagini e narrazioni dei due sessi per favorire relazioni libere, basate sul rispetto reciproco e paritarie.
  6. La tradizionale divisione dei ruoli sessuali nel lavoro domestico e di cura non regge più, non solo perché sono sempre più numerose le donne che lavorano, ma perché i ruoli stereotipati limitano l’autonomia e la libertà delle donne e delle bambine. Serve una condivisione reale degli uomini alle responsabilità dei lavori di cura e domestici.
  7. Autonomia e libertà, in età adulta, significano lavoro e indipendenza economica. È dunque necessario superare tutte le discriminazioni sessuali ancora presenti nel mondo del lavoro ed eliminare il divario salariale di genere.
  8. Alle vittime di violenza va dato tutto il sostegno possibile, garantendo il funzionamento dei centri antiviolenza, un’assistenza sanitaria sensibile al genere e un sistema di pubblica sicurezza e giudiziario all’altezza della specificità dei reati.
  9. Metropoli e periferie, campagne e paesini non possono rischiare di ridursi a “terra di nessuno”. Queste settimane, in cui si rinnovano tante amministrazioni locali, possono essere l’occasione per ripensare i territori come luoghi di relazioni, di vita e di libertà di tutte e di tutti.
  10. In Italia cercano rifugio tante donne, uomini e minori in fuga da guerre e conflitti – situazioni che aumentano vertiginosamente i rischi di violenze sessuali e di genere. Per prevenirle, e soprattutto per aiutare le vittime di violenze già avvenute, è necessario rafforzare quanto più possibile un’ottica di genere nelle politiche di accoglienza. Per queste stesse ragioni, è fondamentale un’ottica di genere anche nelle missioni all’estero dell’Italia, civili o militari che siano, in presenza di conflitti, di catastrofi naturali o di emergenze sanitarie.

CkkhNITW0AA5WR1unità 10 giugno