Questa mattina nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio ho partecipato alla presentazione del Rapporto 2017 dell’associazione italiadecide dal titolo “Università, Ricerca, Crescita”.

Condivido con voi il mio intervento.

Signor Presidente della Repubblica,

Signora Presidente della Camera,

rappresentanti delle istituzioni,

gentili ospiti,

innanzitutto voglio ringraziare Italia Decide, e Luciano Violante, per questa iniziativa.

Aver scelto insieme alla CRUI di dedicare il rapporto di quest’anno, un rapporto particolarmente ricco e analitico, ai temi dell’università, della ricerca, dell’innovazione e della crescita – e averlo fatto coinvolgendo tante personalità e competenze – è il segno che condividiamo la centralità della formazione e del sapere come fattori cruciali per affrontare in modo positivo le sfide che attendono il Paese in un mondo globalizzato e in perenne cambiamento.

Grazie anche per aver scelto di condividere con il Miur la seconda edizione del Premio “Amministrazione, cittadini, imprese”, patrocinato dal Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, quest’anno dedicato ai migliori progetti realizzati da istituzioni scolastiche e educative per l’innovazione digitale e l’alternanza scuola-lavoro.

Il premio, con i temi scelti, sottolinea l’importanza che la scuola ha nella società, come spazio dove si formano conoscenze e competenze, dove crescono cittadine e cittadini consapevoli, dove si inizia a preparare la futura classe dirigente, permettendo di imparare cosa significano il lavoro e l’impresa. Dove nasce l’innovazione, dove si costruisce la capacità di governare i cambiamenti, dove inizia la filiera del sapere al cui segmento superiore è dedicato il rapporto.

I due ambiti progettuali scelti dal Premio, il digitale – grazie al PNSD – e il mondo del lavoro – grazie ai progetti di alternanza -, sono diventati parte integrante dell’attività educativa, perché competenze decisive per la formazione personale, per poter realizzare i propri progetti e saper contribuire agli obiettivi comuni della società.

Voglio ringraziare tutte le scuole che hanno partecipato, e fare i miei complimenti ai progetti vincitori: le ragazze e i ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Alassio per l’innovazione digitale, dell’Istituto Superiore “Giulio Natta” di Bergamo per l’alternanza scuola-lavoro, del Liceo Classico Quinto Orazio Flacco di Portici per un progetto di impresa formativa simulata. Con loro e con le ulteriori menzioni speciali selezionate ci vedremo questo pomeriggio al Miur.

Vengo ora al merito del rapporto.

Innanzitutto sottolineo come i numerosissimi interventi, tutti autorevoli, declinino quasi esattamente quelli che sono i temi all’ordine del giorno dell’operato del Governo e del Miur.

Fa piacere leggere nel Rapporto che «per la prima volta dopo molti anni, si manifesta la volontà di definire un’ampia politica pubblica per l’innovazione». Questo è, infatti, il percorso che abbiamo intrapreso e su cui ci stiamo impegnando concretamente.

Penso ai percorsi di riforma e di semplificazione dell’Università avviati, in simultaneità con la norma di autonomia degli EPR, in sede di Legge di bilancio 2017.

Penso alle Lauree professionalizzanti che, a valle del lavoro della ‘Cabina di Regia’ che abbiamo istituito, proveranno a rispondere alle sollecitazioni del mondo dell’impresa. Così vale anche per le misure sui dottorati innovativi (ho appena licenziato le ‘Linee-guida’ agli Atenei), inclusi quelli industriali, per le attività dedicate all’interno del PNR alle start-up, al proof of concept, alle commesse pubblico-private, al varo del bando per i Cluster Tecnologici nazionali e per le Infrastrutture di ricerca.

Del resto convengo con quanto rilevato, sempre nel Rapporto, ovvero che «una maggiore consapevolezza dovrà tradursi in iniziative di formazione di competenze specifiche nella intermediazione fra imprese e centri di ricerca».

In un mondo sempre più basato sulla conoscenza, dalla società all’economia, università e ricerca come sistema capace di generare conoscenza sono fondamentali non solo per rimanere al passo con i tempi ma anche, un po’ ambiziosamente, per poterli interpretare e governare.

La sensazione oggi è quella di trovarsi nel mezzo di uno di quei salti quantici della storia dove modelli e paradigmi vengono profondamente trasformati. Dopo la meccanizzazione, l’elettrificazione e l’automazione è ora il tempo di sperimentare quale sarà l’impatto di internet e del mondo digitale anche sui modi e i tempi con cui si produce e si condivide la conoscenza. Questa è, molto probabilmente, la vera base della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.

Internet ha già trasformato profondamente, e sta continuando a farlo il modo in cui comunichiamo, ci informiamo, acquistiamo beni e servizi, accelerando i tempi e abbattendo i costi di produzione e distribuzione della conoscenza, con una scala e una velocità che, grazie alla globalizzazione e alla tecnologia, non hanno precedenti e che stanno anche rivoluzionando, come è stato spesso notato, lo stesso approccio cognitivo e percettivo del mondo.

Le sfide, inedite, che le nostre società si trovano ad affrontare sono allora molteplici: l’allungamento della vita e l’invecchiamento della popolazione, soprattutto nei paesi occidentali, con nuove e pressanti esigenze di welfare, servizi e nuovi equilibri tra salute, medicina e stili di vita; il cambiamento climatico, le nuove fonti energetiche e il necessario passaggio a modelli economici più sostenibili; l’avvento di una nuova conquista dello spazio con la space economy, che è non solo scenario di scoperta in sé, ma campo di sperimentazione di innovazioni decisive per moltissimi altri settori che incidono sulla vita quotidiana; e ancora la reale declinazione dell’uguaglianza in diritti e pari opportunità, per una società più giusta, più paritaria, più capace di mettere in campo tutte le sue energie e quindi più competitiva. Inutile rammentare che queste ultime sono le stesse tematiche, da me sottolineate anche nel viaggio in Iran al Forum per la scienza e l’innovazione la scorsa settimana, che costituiscono gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 – Agenda a cui ho voluto dedicare uno specifico gruppo di lavoro, coordinato da Enrico Giovannini, che entro l’estate produrrà un piano di lavoro operativo per declinarne gli obiettivi sul sistema istruzione, università, formazione superiore, ricerca.

Per non subire i cambiamenti, ma per poterli governare, sono necessari strumenti e competenze che sono in primo luogo cognitive: occorre comprendere ciò che ci sta dinnanzi per poterlo affrontare e governare. E questo deve essere il primo compito che attribuiamo come sistema paese ad università e ricerca, investendo su di esse in termini strategici e finanziari. E su questo ci stiamo impegnando, come molte e molti di voi ben sanno.

Ho già citato alcune scelte e azioni che incidono sulla peculiare filiera del sapere che unisce formazione professionalizzante e attività delle Università e dei centri di ricerca, andando quindi a rafforzare trasferimento tecnologico e legami con le imprese.

Siamo poi nel pieno dell’implementazione del Programma Nazionale per la Ricerca 2015-2020, il piano del governo per indirizzare la ricerca pubblica, facendo sintesi delle priorità locali, nazionali ed europee. Un programma da 2,5 miliardi che ha puntato su aree di sviluppo prioritarie (a partire da aerospazio, agrifood, Salute e Industria 4.0) e fattori trasversali: capitale umano, cui è destinato 1 miliardo circa, il 40% delle risorse a disposizione, perché senza le persone non si può fare ricerca; internazionalizzazione; ricerca pubblico-privata, con 500 milioni circa per favorire sinergia e trasmissione di saperi di frontiera dal mondo della ricerca alla società; infrastrutture; SUD.

In seguito agli avvisi dello scorso autunno per l’avvio dei nuovi quattro Cluster Tecnologici sulle aree dell’Energia, dell’economia blu, del Made in Italy e del patrimonio culturale, e l’erogazione dello stanziamento per le prime borse per i dottorati industriali, e dopo l’approvazione (che già ricordavo) delle linee-guida per l’accreditamento dei dottorati innovativi, entro l’estate pubblicheremo il bando che stanzierà circa 350 milioni per i Cluster Tecnologici nazionali, ossia per progetti di ricerca industriale sulle dodici aree di priorità del PNR.

A questo si aggiunge il lavoro che stiamo facendo con il MISE nel contesto del Piano Nazionale Industria 4.0, rispetto al quale il MIUR ha curato la parte relativa allo sviluppo dei fattori abilitanti, competenze e ricerca. Un piano articolato in tre blocchi – scuola, formazione terziaria e ricerca – che concerne l’intera filiera di generazione e diffusione della conoscenza e che mette a sistema le principali misure di policy sui cui il Ministero è impegnato.

In questo contesto stiamo lavorando con il MISE sia sul tema, più volte evocato nel vostro Rapporto, dei Competence Center Industria 4.0, laboratori per la collaborazione tra organismi di ricerca e imprese per informare e sperimentare soluzioni innovative, sia sul potenziamento degli Istituti Tecnici Superiori, il segmento di formazione terziaria professionalizzante che prepara i futuri quadri intermedi.

Tuttavia non si può ignorare che il nostro Paese sul tema della ricerca soffra il confronto con i partner europei e internazionali. L’introduzione al Rapporto si sofferma giustamente su cifre che non possiamo non definire impietose. Ma che in parte stanno subendo alcune prime, significative inversioni di tendenza, specie nel settore pubblico.

Ma certo gli investimenti in ricerca, nonostante il PNR abbia marcato un segnale di discontinuità rispetto al passato aumentando le risorse a disposizione, sono ancora lontani dagli obiettivi europei per il 2020 del 3% rispetto al PIL, ma anche di quello intermedio dell’1,5%.

Insomma non servono incrementi, serve un cambio di livello.

Il sistema di formazione e ricerca è strategico per il futuro del Paese.

E approfitto di questo prestigioso contesto per rinnovare il mio invito a che sia un settore rispetto al quale si possano superare divisioni e semplificazioni del dibattito, per ritrovare – sulla scia di lavori importanti come il Rapporto presentato oggi – occasioni di riflessione comune e scelte di investimento condivise, nell’interesse dell’Italia.

Grazie.