Questa mattina nella Sala della Regina della Camera dei Deputati ho partecipato all’incontro “#Bastabufale. Impegni concreti” promosso dalla Presidente Laura Boldrini. Un appuntamento importante per condividere le proposte le operative per contrastare le fake news della scuola, dell’impresa, dell’informazione e dei social network.

Condivido con voi il mio intervento:

Presidente Boldrini,

gentili relatrici, relatori ed ospiti,

cara Geppi,

 

voglio innanzitutto ringraziare la Presidente per aver voluto questa giornata, per aver impegnato la Camera dei Deputati contro le fake news e coinvolto tante Istituzioni e personalità intorno all’Appello “Basta bufale”.

 

Il problema delle fake news ha radici strutturali.

Riguarda la capacità del nostro sistema istituzionale, culturale, formativo e informativo di produrre anticorpi rispetto alle dinamiche che contribuiscono sistematicamente ad abbassare la qualità dei processi di informazione.

E la capacità di quel sistema, invece, di promuovere e realizzare un dibattito pubblico serio, libero, fatto di opinioni autorevoli e partecipazione consapevole e attiva da parte di cittadine e cittadini.

Perché la qualità del dibattito pubblico è parte della qualità della democrazia.

 

La diffusione incontrollata di notizie false – l’abbiamo visto in ormai molti casi – è capace di danneggiare gravemente privati e aziende, influenzare l’opinione pubblica su temi importanti come la salute e la sicurezza, condizionare la politica, distruggere la reputazione di figure pubbliche, annientare la complessiva capacità della società di attribuire fiducia e credibilità, che sono fattori decisivi per la coesione di una comunità.

 

Quando l’Oxford Dictionaries nel 2016 ha inserito “post-verità” come nuova definizione, l’Accademia della Crusca ha commentato evidenziando come, pur non essendo nuovo, “le caratteristiche e le dimensioni assunte dal fenomeno ai nostri giorni sono però diverse e ci sono alcuni fattori che in particolare devono essere sottolineati, tutti legati alla rete: la globalità, la capillarità, la velocità virale della diffusione delle varie post-verità; e poi la generalità e genericità degli attori che possono alimentarle”.

 

Abbiamo gradualmente perso l’abitudine a distinguere tra fonti autorevoli e non.

La costruzione e diffusione di storie è sempre più emotiva e sensazionalistica.

La rabbia sociale ha trovato nella rete e nei social uno spazio sfogatoio, lasciando prevalere storie al negativo, cancellazione delle opinioni differenti, discorsi d’odio.

Internet ha già cambiato profondamente, e sta continuando a farlo, il modo in cui comunichiamo, ci informiamo, condividiamo conoscenze e conoscenza, con una scala e una velocità che non hanno precedenti e che stanno rivoluzionando lo stesso approccio cognitivo e percettivo del mondo.

 

In questo quadro l’educazione è la prima soluzione strutturale al problema.

Per dare alle nostre studentesse e ai nostri studenti – alle cittadine e ai cittadini di domani – le competenze per una piena cittadinanza digitale, che sono parte strutturale delle competenze generali di cittadinanza necessarie ad abitare positivamente il mondo contemporaneo.

Il sistema di istruzione e formazione che abbiamo in mente punta a fornire a ragazze e ragazzi conoscenze e competenze che li rendano persone preparate, in grado di seguire passioni e realizzare progetti, e insieme cittadine e cittadini attivi e consapevoli.

Crediamo in quel valore particolare, come fattore trasversale e potente, che l’Agenda 2030 dell’ONU attribuisce all’educazione di qualità per la realizzazione dello sviluppo sostenibile.

 

E l’alfabetizzazione informativa (information literacy) è oggi una componente fondamentale dell’educazione di qualità.

Studentesse e studenti non devono essere consumatori passivi di tecnologia. Devono invece diventare, grazie alle tecnologie, consumatori critici e produttori consapevoli di informazione e conoscenza.

Devono saper valutare l’informazione, riconoscere l’attendibilità delle fonti, comprendere dinamiche e regole che intervengono sulla circolazione e sul riuso di tutte le storie che vengono presentate come notizie.

 

Educare i nostri studenti ad un uso positivo e consapevole dei media digitali significa creare le condizioni sociali, comportamentali e cognitive per prevenire strutturalmente e superare i rischi connessi alla Rete: contrastare fenomeni come bullismo e cyberbullismo e la diffusione del linguaggio dell’odio, dare importanza alla privacy e saper governare il rapporto tra sfera pubblica e sfera privata.

Significa promuovere un uso della Rete come spazio reale di collaborazione e condivisione, di produzione e scambio di informazione, come luogo di diritti e doveri, di rispetto e crescita.

 

Vengo allora al tema di oggi, alle azioni in corso e agli impegni concreti del Miur.

Voglio prima di tutto sottolineare – pur soffermandomi poi sulla scuola come primo luogo in cui possiamo avviare quel cambiamento culturale che serve a invertire strutturalmente processi e abitudini di informazione – come anche Università ed Enti di ricerca ricoprano un ruolo strategico, potendo incidere sulla comprensione del problema, sull’individuazione di soluzioni, sulla corretta divulgazione informativa.

 

Venendo alla scuola, segnalo intanto il Piano Nazionale Scuola Digitale, introdotto con la Buona Scuola, che è il contesto sistemico – ed inizia ad essere terreno fertile diffuso – nel quale inserire qualsiasi intervento mirato, come quelli sulle fake news.

 

Ricordo poi che nel quadro degli avvisi PON che sono attualmente aperti, dedicati alla crescita delle competenze di cittadinanza globale di studentesse e studenti, abbiamo destinato 80 milioni alle competenze per la cittadinanza digitale, risorse con le quali 5.000 scuole potranno realizzare progetti didattici per approfondire le conoscenze e sviluppare la consapevolezza del come stare in rete.

L’impegno è quello di rendere strutturale questo intervento in ogni classe. Lo faremo con nuovi investimenti, sulle competenze degli studenti e sulla formazione dei docenti, con ulteriori bandi che partiranno nel prossimo autunno – e questo è il primo impegno concreto.
Il punto di arrivo sono gli ordinamenti, non tanto inserendo un insegnamento aggiuntivo, quanto piuttosto ottenendo che conoscenze e competenze legate alla cittadinanza digitale siano inserite verticalmente, come progressione di obiettivi dalla scuola primaria alla scuola secondaria di secondo grado.

Come avviene per le competenze di base, come per la lingua madre, la matematica e le lingue straniere, le competenze di cittadinanza digitale sono fondanti per l’accesso alla società della conoscenza.

 

Voglio poi segnalare il Progetto “Generazioni Connesse”, co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma “Connecting Europe Facility” (CEF), attraverso il quale la Commissione promuove strategie per rendere Internet un luogo più sicuro per gli utenti più giovani, promuovendone un uso positivo e consapevole.

Il progetto è coordinato dal MIUR, in partenariato con Ministero dell’Interno-Polizia Postale e delle Comunicazioni, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Save the Children, Telefono Azzurro, Università di Firenze, Università di Roma “La Sapienza”, Skuola.net, Cooperativa E.D.I. e Movimento Difesa del Cittadino, Agenzia Dire.

Tra le diverse azioni previste e realizzate dai partner ci sono: attività di formazione; creazione di piccole redazioni giornalistiche nelle scuole per raccontare il mondo del Web dal punto di vista di ragazze e ragazzi; rafforzamento delle line di ascolto che forniscono supporto a bambini, adolescenti e genitori in caso di esperienze negative nell’uso della rete; campagne e attività di informazione e sensibilizzazione.

Proprio in previsione della giornata di oggi e nell’ottica degli “impegni concreti” abbiamo ora richiesto a tutti i membri del Consorzio di Generazioni Connesse di avviare una nuova serie di attività sul tema delle fake news.

 

Ugualmente prendiamo l’impegno di destinare una quota dei fondi stanziati dalla L. 440/97 a progetti delle scuole su percorsi formativi legati all’informazione, al fact-checking, al contrasto delle fake news.

E di moltiplicare gli spazi di informazione del Ministero, con sezioni dedicate sul portale IoStudio – IoApprendo e con messaggi sui social.

 

Chiudo con l’ultimo impegno, che la Presidente Boldrini anticipava nella sua introduzione.

Miur e Camera dei Deputati realizzeranno insieme, nel prossimo anno scolastico, un progetto di informazione, comunicazione e sensibilizzazione civica rivolto a tutte le scuole.

Accanto alle attività più direttamente comunicative – nelle stesse scuole, sui social, sui canali tv e di informazione – organizzeremo incontri e promuoveremo il protagonismo di studentesse studenti per la realizzazione di un decalogo di regole su come riconoscere una fake news e come informarsi in modo corretto e completo.

Soprattutto, però, vogliamo una campagna che attivi il lavoro in classe, fornendo tools e kit informativi che consentano alle docenti e ai docenti di avviare percorsi per insegnare a riconoscere le notizie false, individuarne la fonte, indagare sulla veridicità della stessa, incidere positivamente sulla qualità del dibattito democratico.

 

Dobbiamo attribuire alle istituzioni formative il ruolo decisivo che solo esse possono svolgere, ma dobbiamo essere consapevoli che non possono farlo da sole.

Ecco perché ringrazio ancora la Presidente Boldrini e tutta la Camera dei Deputati per volersi unire al Miur nell’azione di supporto del lavoro di dirigenti e docenti, per accompagnare la crescita delle competenze digitali delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi.

È importante che le Istituzioni centrali diano l’esempio, scegliendo di collaborare, di attivare azioni condivise, di realizzare concretamente quell’idea di comunità educante che richiede la condivisione di priorità e l’impegno di tutta la società e di tutti i soggetti territoriali, associativi, imprenditoriali, culturali, informativi.

 

Ecco perché, in parallelo alla campagna e in piena ottica di comunità educante, vogliamo far partire da settembre un gruppo di lavoro “a obiettivo”, una coalizione formativa per la qualità dell’informazione con tutti gli interlocutori che vogliono contribuire: oltre a Miur e Camera dei Deputati, le altre Istituzioni nazionali e locali, il mondo dell’informazione, l’industria dei media e culturale, il mondo del fack checking, le associazioni del campo, gli intermediari digitali come Facebook e Google, il mondo della produzione di contenuti.  

La scuola è pronta ad essere protagonista della sfida, ma è solo sostenendola tutti insieme, ciascun soggetto per sua competenza e responsabilità, che quella sfida che oggi sintetizziamo con l’hashtag #bastabufale possiamo vincerla.

Grazie.