RAI: un’industria culturale per il Paese, non per i partiti

Oggi il Parlamento avrebbe dovuto votare il nuovo cda Rai, voto che invece è stato rinviato di una settimana, al 14 luglio, si spera senza ulteriori slittamenti. Una scelta che ho trovato deludente, non solo per ragioni tecniche, visto che il nuovo cda è in scadenza e la responsabilità del Parlamento è di permettere al nuovo di insediarsi puntualmente, ma soprattutto per ragioni politiche

Il rinvio è stato infatti chiesto da alcune forze parlamentari – a partire dal Movimento 5 Stelle, ma con il sostegno anche della destra – senza alcuna motivazione legata al mandato del cda, alle funzioni della Rai, alla linea editoriale che si immagina di realizzare nel prossimo triennio per la tv pubblica.

A dire il vero, queste ragioni sono e sono state sostanzialmente assenti dal dibattito, dagli argomenti, dalle riflessioni di tutti i protagonisti politici, non solo questa volta ma storicamente a ogni rinnovo dei vertici Rai.

Le ragioni che spingono un nome o un altro nel cda, come le ragioni dello slittamento del voto, sono tutte partitiche, legate agli equilibri interni a ciascuna forza che deve e può esprimere un consigliere, e condizionati da quella logica spartitoria che praticamente da sempre caratterizza (e più spesso offusca) lo sguardo dei partiti sulla Rai.

Una logica, chiariamolo, che ha prodotto anche grandi risultati quando le scelte dei partiti, soprattutto nella “prima repubblica”, si sono dimostrate lungimiranti, con l’indicazione di personalità intellettuali e manageriali che hanno saputo fare grande la nostra tv pubblica. I tempi però sono cambiati, i partiti si sono indeboliti nella loro capacità di rappresentanza della società (una rappresentanza un tempo totalizzante, oggi frammentata e resa fragile dalla sfiducia generalizzata) e l’opinione pubblica mal tollera – giustamente – scelte fatte solo nell’interesse di partiti che avverte lontani e autoreferenziali.

La Rai deve essere un’industria culturale al servizio del Paese, della sua crescita e non singoli partiti.

E la funzione che come Parlamento dobbiamo oggi avere l’ambizione e la serietà di attribuirle, per i compiti attribuiti dalla legge, è una funzione di accompagnamento a ogni obiettivo di innovazione del Paese – lo abbiamo ricordato di recente presentando una proposta di riforma, che passa dalla governance trasferita a una Fondazione come chiave per restituire all’azienda autonomia, efficienza e strategicità.

Se vogliamo davvero rilanciare il servizio pubblico radio-televisivo-multimediale non possiamo non considerare centrale il passaggio dell’elezione del cda, non possiamo non legarlo ad una mission culturale ed editoriale, non possiamo non guardare alle figure che devono guidare la Rai con una logica di interesse generale.

Perché la Rai come tv pubblica funziona male se spinta a fare interessi politici di parte. Con una guida autorevole, competente e indipendente da ogni potere anche partitico, la Rai può invece svolgere al meglio il ruolo di servizio pubblico, per tornare a interpretare con protagonismo e capacità quell’ambizione di centralità culturale ed educativa, di formazione e accompagnamento a un mondo in cambiamento.

È un obiettivo ancora più decisivo dopo la pandemia: la crisi sanitaria, economica, sociale e culturale che il virus ha comportato ci pone di fonte a una sfida di visione e innovazione, inedita per complessità, rispetto alla quale la Rai può svolgere una funzione decisiva, a patto di diventare essa stessa motore di innovazione, sapendo facilitare in termini di ecosistema informativo e culturale il processo di ripartenza e cambiamento che tutto il Paese ha da realizzare.

Spero allora – ed è un appello a tutte le forze presenti in Parlamento, a tutte e tutti i miei colleghi – che il rinvio serva ad arrivare alla nomina del nuovo cda con scelte di alto profilo mirate a rilanciare la Rai e collegate a obiettivi strategici ed editoriali, nella convinzione che una tv pubblica sia ancora decisiva per il futuro che dovremo vivere insieme come comunità. 

(Pubblicato su Prima Comunicazione)