Educare alla democrazia in un mondo frammentato

Il testo del mio intervento all’evento “Educare alla democrazia in un mondo frammentato”

ROMA, Università LUMSA, 17-19 marzo 2022

Buongiorno a tutte e tutti, 

sono onorata dell’invito a intervenire a questo importante momento di riflessione e confronto su un tema che richiama alle più profonde responsabilità istituzionali e sociali, ancora più sentito in questa complicata, difficile e nefasta fase del mondo: questa guerra va fermata e dobbiamo lavorare per determinare le condizioni del negoziato e dello stop all’aggressione della russia all’Ucraina.

Vengo subito al punto, il rapporto tra educazione e democrazia.  E vorrei partire con una citazione di Maria Montessori:

“Tutti parlano di pace, ma nessuno educa alla pace. Le persone educano alla competizione e questo è l’inizio di qualsiasi guerra. Quando educhiamo a cooperare ed essere solidali l’uno con l’altro, quel giorno, 

educheremo alla pace”

Inoltre “l’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace”. 

Così recita l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani votata alla fine del 1948 dall’Assemblea delle Nazioni Unite, prima testimonianza della volontà di condividere un sistema valoriale internazionale che costituisse la premessa e indicasse la direzione per un mondo di democrazia e di pace.

In quell’articolo 26 c’è la congiunzione funzionale tra riconoscimento dei diritti che spettano a ciascuna donna e a ciascun uomo e l’insieme dei processi educativi e formativi. 

E se guardiamo più vicino a noi, alla formulazione della nostra Carta Costituzionale – entrata in vigore poco meno di un anno prima della Dichiarazione universale – troviamo nell’articolo 3 l’altro asse che deve guidare ogni nostro orientamento: il riconoscimento come valore fondamentale dell’uguaglianza sostanziale tra le persone, tra ogni uomo e ogni donna, e il compito di rimuovere ogni ostacolo che Madri e Padri costituenti hanno affidato, da allora e per sempre, a tutte e tutti noi, istituzioni, comunità, enti di istruzione e formazione, soggetti in ogni modo organizzato, famiglie, persone.

ART 3:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

L’afflato verso la pace, la democrazia, i diritti, l’uguaglianza di quelle Carte che da oltre 70 anni governano la nostra capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato nasce certamente dagli avvenimenti che avevano travolto e insanguinato la fase storica immediatamente precedente – mettendo nero su bianco diritti inalienabili perché l’odio e la violenza non tornassero a imperversare nelle società come era successo durante i primi due conflitti mondiali – , ma anche dalla profonda cultura, capacità e visione politica che i e le Costituenti seppero dimostrare. 

La scuola – quella scuola non a caso costituzionalmente aperta a tutte e tutti, diritto essa stessa primario – e tutto il sistema formativo rivestono un ruolo primario per tenere vivo quell’afflato, per fare in modo che la democrazia continui a vivere, magari trovando nuove forme con cui si esercita la rappresentanza, ma senza mai distanziarsi da valori che ci fondano, come comunità nazionale e internazionale.

Scuola, università, mondo dell’alta formazione e della ricerca sono i luoghi in cui le giovani e i giovani acquisiscono competenze di cittadinanza e, quindi, di cultura democratica. Dove si realizza la responsabilità di dare continuità e portare nel futuro le nostre radici, i nostri valori fondativi, il senso del nostro convivere.

L’educazione e l’istruzione sono un diritto fondamentale di tutte le generazioni e rappresentano sempre una sfida – come più volte ricordato anche da Papa Francesco:  perché non si esaurisce in un semplice trasferimento di conoscenze, bensì richiede anche e soprattutto una trasmissione di valori per cui sia possibile, per usare le parole di Bergoglio, quella “vera educazione” che permette a bambine e bambini, ragazze e ragazzi di aprirsi alla “pienezza della vita”, con conoscenze, competenze e strumenti utili ad essere cittadine e cittadini consapevoli del mondo. 

In questa prospettiva possiamo individuare con facilità e seguire il filo che unisce indissolubilmente l’educazione, lo studio, la conoscenza con la cittadinanza e il rispetto, l’uguaglianza e le pari opportunità, il dialogo e la condivisione, la democrazia e la pace.

Un filo che ci parla della funzione globale dell’educazione, che permette di tessere nuovi legami, di far convivere positivamente culture e differenze di ogni genere, che sostiene la sfida contro ogni aggressione, contro ogni discriminazione, contro ogni violenza, a difesa e a sostegno di chi è aggredito, umiliato, non rispettato nella propria libertà, autonomia, autodeterminazione, dignità della persona.  

Tutto ciò è fondamentale nelle società in cui viviamo oggi, attraversata da continui, veloci e inediti cambiamenti.

Società fatte di cittadine e cittadini globali, che implicano la necessità di promuovere tra le nostre giovani e i nostri giovani la consapevolezza di essere cittadine e cittadini del mondo, per costruire un filo tra azione individuale e responsabilità verso gli altri, per essere forti della propria identità e allo stesso tempo aperti all’altro, al confronto, all’accoglienza, all’inclusione, al dialogo, alla curiosità delle nostre umane diversità. 

Per poter agire da protagonisti nella propria società in termini di costruzione di rispetto, di dialogo, di condivisione: rispetto dei diritti altrui, attitudine al dialogo e apertura nei confronti della diversità personale e culturale, condivisione come sentimento e pratica che determinano senso civico, equità, giustizia, responsabilità.

Cittadinanza è conoscenza dei diritti e dei doveri derivanti dall’appartenenza a una collettività, a un’unica umanità. È rispetto di quei diritti e osservanza dei doveri, con “spirito di fratellanza” di cittadine e cittadine liberi ed eguali, che fanno prevalere solidarietà, coesione, unità.

Se cittadinanza è tutto questo, ci rendiamo conto di come questa sia base di società in pace, che rifuggono il conflitto e combattono tutte le forme di odio, di sopruso, di aggressione, di emarginazione e di discriminazione.

La piena cittadinanza è la base per poter credere nella pace e seguirne le tracce, senza mai cedere alla seduzione facile dell’egoismo e delle esclusioni, in particolare vorrei ricordarvi la cultura e le espressioni importanti di Papa Francesco sul contrasto ad ogni livello alla cultura dello scarto, rispettando gli altri, le differenze, le peculiarità di ognuna e ognuno, e garantendo a tutte e tutti reali diritti. 

Questa è la democrazie e a tutto questo deve educare il sistema d’istruzione e formazione. 

Ho più volte usato la parola rispetto, perché credo sia decisiva, nella vita di ognuna e ognuno e nei processi educativi e formativi. 

Una delle scelte politiche cui più tengo realizzate durante il mio incarico di Ministra è proprio il Piano per l’educazione al rispetto: un Piano per promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione al rispetto, per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione e favorire il superamento di pregiudizi e disuguaglianze, con esplicito riferimento proprio all’articolo 3 della Costituzione. La scuola deve, può e vuole essere un fattore di uguaglianza; la scuola è luogo di ascolto, dialogo, condivisione, inclusione o non è. 

E il rispetto è alla base di tutto questo e permette di fortificare la democrazia, migliorare la qualità di ogni esperienza di vita, contribuire a far crescere condizioni di benessere per tutte e tutti,  far prosperare comunità democratiche, civili, libere, capaci di garantire a tutte e tutti i diritti fondamentali.

Agire nel rispetto degli altri e dei diritti altrui vuol dire avere ben presente la responsabilità sociale che abbiamo in quanto donne e uomini che vivono e interagiscono all’interno di una comunità. Torno a citare la Dichiarazione universale dei diritti umani all’articolo 29 quando dice: “Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica”. 

L’educazione è in questa prospettiva una questione cruciale per lo sviluppo delle nostre società, per il benessere dei singoli e delle comunità, come indicato anche dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’Onu, la più articolata ed efficace piattaforma di cambiamento sociale che abbiamo a disposizione – e non a caso sempre come Ministra avevo promosso un Piano per l’educazione alla Sostenibilità che riguardava tutta la filiera del sapere, dalla scuola all’università alla ricerca. 

Vincere quella che è una vera e propria sfida educativa è possibile solo se siamo consapevoli dell’importanza di un impegno congiunto e sinergico, che deve vedere attivarsi tutta la comunità educante. 

È insieme che si possono cambiare le cose. Parlamento e governo, amministratori locali, mondo dell’informazione, mondo dell’istruzione, associazioni, territori, istituzioni, famiglie. Ciascuno per la propria parte, facendo confluire differenti energie verso un traguardo comune. Perché sia l’esercizio che il rispetto dei diritti implicano una responsabilità sociale dalla quale nessuno di noi può esimersi. È questo senso di responsabilità che ci aiuta a muoverci in maniera consapevole e avvertita all’interno delle nostre comunità. Che ci induce ad agire nel lecito. Che argina le libertà individuali laddove rischiano di andare a detrimento di quelle altrui. Quando parliamo di responsabilità sociale intendiamo anche responsabilità educativa. Sapendo che ogni investimento sulle nuove generazioni è un investimento sul futuro, sulla pace. 

E sapendo che questa prospettiva è possibile realizzarla partendo da un patto educativo tra scuola, genitori e società, che metta al centro le studentesse e gli studenti, che riconosca e valorizzi (anche in termini economici) il ruolo fondamentale delle e dei docenti, un patto fondato sulla consapevolezza che la formazione delle nuove generazioni è un investimento decisivo non solo per lo sviluppo personale delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, ma per il futuro dell’intero Paese.

Formare tutti insieme le nuove generazioni, ciascuno per le proprie responsabilità, uniti nelle nostre differenze, è il compito fondamentale che dobbiamo svolgere.

Perché il sapere è elemento trasversale per il cambiamento: migliora conoscenze, competenze, stili di vita. Diffonde modelli virtuosi di produzione e consumo sostenibili e una cittadinanza consapevole e attiva, e lo ripeto, contro la cultura dello scarto e dell’indifferenza. 

Un sistema di istruzione e formazione che punta a fare acquisire queste competenze culturali alle studentesse e agli studenti è allora un sistema che sta ponendo le fondamenta di società prospere, in pace, perché giuste. In cui la diversità non viene percepita come elemento dal quale difendersi o – peggio ancora – da attaccare, ma come fattore di crescita, verso il quale nutrire curiosità e apertura. Verso la quale costruire ponti e dialogo, ricordando sempre una frase di Italo Calvino: “se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori”.

L’educazione ci aiuta ad avvicinare le persone e i popoli, a costruire ponti e non muri, a includere e valorizzare, a sentirsi uniti verso le sfide del futuro, per provare a vincerle insieme, per un mondo che continua a impegnarsi nella sfida perpetua e globale di eliminare la violenza e lasciare spazio alla libertà, al rispetto, alla condivisione, alla democrazia.