Oggi sono stata a Bientina, San Giuliano Terme, Calci, Migliarino e Vecchiano.

Ho firmato l'appello contro la ludopatia lanciato da Don Zappolini, perché come ogni forma di dipendenza anche quella dal gioco d'azzardo limita la libertà delle persone.

Monitorerà la qualità dell’Alternanza. Entro giugno il primo report.

Grazie a questo lavoro, entriamo nei luoghi in cui le astronaute e gli astronauti si allenano duramente.

Le nostre terre hanno potenzialità enormi, diamogli fiato e gambe e torneranno a correre.

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Oggi nel Pisano, dalla parte dell’innovazione e della solidarietà
Stop alla dipendenza da gioco d’azzardo, ho firmato l’appello “Mettiamoci in gioco”
Insediato l’Osservatorio per monitorare la qualità dell’Alternanza scuola-lavoro
Con ‘Expedition’ accediamo al dietro le quinte di una missione spaziale
A Gambassi Terme, dalla parte del nostro patrimonio
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Mi presento

Sono nata nel 1949 a Treviglio, un comune vicino Bergamo, dove ha sede la storica fabbrica di biciclette Bianchi. Sono cresciuta in provincia, in una famiglia semplice, con grandi valori. Dopo il diploma triennale per l’abilitazione all’insegnamento nelle materne ho lavorato come educatrice in una scuola dell’Infanzia a Milano e contemporaneamente ho studiato per conseguire il diploma di assistente sociale. Durante quegli anni di studio e lavoro mi sono avvicinata al movimento studentesco e a quello femminista milanese. In quel periodo è iniziato anche il mio impegno a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori delle scuole materne, un percorso che mi ha portato poi nel sindacato, nella CGIL, che è diventata la mia vita e mi ha insegnato tantissimo. Nella CGIL ho vissuto battaglie ed esperienze importanti in molte categorie, fino a diventare segretaria generale della FILTEA, presidente del Sindacato Europeo dei Tessili e vice presidente della Federazione Europea dei Lavoratori dell’Industria. Nel 2013 sono stata candidata dal PD, in Toscana, e poi eletta Vice Presidente Vicaria del Senato. Nel 2016 Paolo Gentiloni mi ha chiesto di far parte della sua squadra di governo come Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

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Il mio impegno

Sono profondamente convinta, da sempre, che la politica serva, sia indispensabile, specie quella che sta dalla parte di chi ha meno voce, quella capace di unire visione ideale e risultati concreti. Ho sempre avuto e continuerò ad avere come guida nel mio agire, in particolare, l’articolo 3 della Costituzione, per me il più bello e potente di tutti, perché parla di diritti civili, di parità di genere, di diritto al lavoro, di diritto alla casa, parla di diritto allo studio, di salute, di beni comuni, di solidarietà, di rispetto, di giustizia sociale. È questa la parte da cui scelgo di stare. È cosi che possiamo continuare il lavoro di questi anni di Governo per cambiare l’Italia, farne un Paese per donne e uomini, facendo crescere il lavoro di qualità, allargando i diritti, sostenendo le famiglie, combattendo ogni discriminazione, investendo, come asse primario, su una formazione di qualità, sulla ricerca e sull’innovazione, costruendo le condizioni per uno sviluppo davvero sostenibile: solo così possiamo costruire una società e una economia della conoscenza. Mi candido per questo, per mettere la mia esperienza, la mia passione e le mie competenze al servizio del Paese in cui crescono anche i miei nipoti. Sono pronta come sempre ad ascoltare e a cercare insieme soluzioni per guardare con fiducia al futuro.

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Dalla parte del lavoro

Ho passato una vita nel sindacato, dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori. È stata un’esperienza straordinaria e formativa, lungo la quale ho conosciuto e avuto come maestri personaggi eccezionali come Luciano Lama e Bruno Trentin. Il sindacato mi ha insegnato come il modo migliore per difendere gli interessi di chi rappresentavo fosse contrattare, firmare gli accordi, per migliorare, giorno dopo giorno, la vita di lavoratrici e lavoratori, quella delle loro famiglie, quindi, del Paese intero. Nella CGIL ho imparato a rispettare le opinioni e le posizioni di tutti, comprese le controparti, a cercare di comporre gli interessi in campo, a trovare soluzioni condivise. Ho imparato a non avere paura dell’innovazione e del cambiamento, ma a lavorare per riconoscerli e governarli, per migliorare la vita di tutte e di tutti. Ho imparato a guardare al contesto internazionale, all’Europa e al mondo globale come spazi in cui l’Italia deve naturalmente confrontarsi, condividendo valori e regole, senza paure e senza chiudersi in difesa. Chi parla di chiusure delle frontiere alle merci, di ripristinare i dazi, di bloccare l’innovazione tecnologica, non capisce – ammesso che ne parli in buona fede – che arreca un danno grande alla nostra economia. La sfida è da giocare, viceversa, in modo aperto, puntando sul lavoro di qualità: dalla parte dei diritti, della stabilità, della partecipazione con pari dignità, responsabilità e salari per donne e uomini, dell’investimento sul sapere e sulla formazione.

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Dalla parte dell'uguaglianza

Ho sempre combattuto per i diritti e le libertà di tutte e di tutti, contro la violenza e per il superamento di ogni discriminazione. Mi sono avvicinata ai primi movimenti da giovanissima e non ho mai smesso, fino a diventare una delle fondatrici di “Se non ora quando?”, nella CGIL sono stata tra le protagoniste che hanno costruito regole e norme antidiscriminatorie nello statuto. In Senato mi sono subito impegnata per la ratifica da parte dell'Italia della Convenzione di Istanbul, uno strumento fondamentale e innovativo per contrastare la violenza di genere, poiché la inquadra in una cultura e in una società segnate dal dominio maschile sulle donne. È questo il dato strutturale che dobbiamo affrontare nella battaglia per l'uguaglianza di genere, che non a caso coincide con l'Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 dell’ONU. Sempre in Senato ho lavorato per la parità tra donne e uomini nella rappresentanza politica, con le norme sulle leggi elettorali, e sono stata prima firmataria del DDL che ha permesso di istituire la Commissione Parlamentare di inchiesta su femminicidio e violenza di genere. Continuerò a lavorare per sostenere l’occupazione femminile, la parità salariale, la condivisione delle responsabilità nella politica del lavoro come nella crescita dei figli. Sono da sempre convinta che i diritti civili debbano essere garantiti in egual misura ad ogni persona, ed è stata questa la ragione che mi ha spinta a battermi in Senato per l'approvazione della legge sulle Unioni Civili. Anche da Ministra dell’Istruzione ho lavorato per il superamento di stereotipi e discriminazioni per una cultura del rispetto delle differenze. Dall’esito di questa battaglia dipendono non solo i destini di milioni di donne, ma anche il benessere e la sicurezza dell’Italia e dell’intero pianeta: uguaglianza dei diritti e rispetto delle differenze sono condizioni essenziali per un mondo equo e pacifico, un mondo davvero di donne e di uomini.

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Dalla parte del sapere

Il sapere è ciò che ci rende cittadine e cittadini consapevoli e responsabili. Ciò che permette al nostro Paese di far fronte in modo positivo alle sfide di oggi e di domani. Per questo sono da sempre convinta che si debba investire prioritariamente su formazione e ricerca. In questa legislatura lo abbiamo fatto, imprimendo una netta inversione di tendenza rispetto agli anni in cui la destra ha soltanto imposto dei tagli. Abbiamo quasi raddoppiato le risorse per il diritto allo studio, tolto o abbassato le tasse universitarie per i redditi più bassi, realizzato piani di stabilizzazione di ricercatrici e ricercatori, destinato 10 miliardi all’edilizia scolastica. E ora dobbiamo proseguire sulla strada tracciata. Sapendo che quello sulla formazione è un investimento sempre vincente dal punto di vista economico, sociale, personale, per l’intero sistema Paese. Perché le competenze e il sapere vanno intese anche come fattore di crescita e sviluppo, come in questi anni è stato fatto con Industria 4.0. Sapendo che i tempi che viviamo rendono la conoscenza, il sapere, la capacità di pensiero critico decisivi: per chiunque, per qualunque lavoro e professione, per ogni possibile scelta di percorso di vita. Perché dobbiamo e vogliamo continuare a combattere, come abbiamo fatto in questi anni, la povertà educativa; vogliamo continuare a impegnarci per superare i divari territoriali; vogliamo che la filiera del sapere sia il vero motore di crescita per l’Italia.

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Sono nata nel 1949 a Treviglio, un comune vicino Bergamo, dove ha sede la storica fabbrica di biciclette Bianchi. Sono cresciuta in provincia, in una famiglia semplice, con grandi valori. Dopo il diploma triennale per l’abilitazione all’insegnamento nelle materne ho lavorato come educatrice in una scuola dell’Infanzia a Milano e contemporaneamente ho studiato per conseguire il diploma di assistente sociale. Durante quegli anni di studio e lavoro mi sono avvicinata al movimento studentesco e a quello femminista milanese. In quel periodo è iniziato anche il mio impegno a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori delle scuole materne, un percorso che mi ha portato poi nel sindacato, nella CGIL, che è diventata la mia vita e mi ha insegnato tantissimo. Nella CGIL ho vissuto battaglie ed esperienze importanti in molte categorie, fino a diventare segretaria generale della FILTEA, presidente del Sindacato Europeo dei Tessili e vice presidente della Federazione Europea dei Lavoratori dell’Industria. Nel 2013 sono stata candidata dal PD, in Toscana, e poi eletta vice presidente vicaria del Senato. Nel 2016 Paolo Gentiloni mi ha chiesto di far parte della sua squadra di governo come Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

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Sono profondamente convinta, da sempre, che la politica serva, sia indispensabile, specie quella che sta dalla parte di chi ha meno voce, quella capace di unire visione ideale e risultati concreti. Ho sempre avuto e continuerò ad avere come guida nel mio agire, in particolare, l’articolo 3 della Costituzione, per me il più bello e potente di tutti, perché parla di diritti civili, di parità di genere, di diritto al lavoro, di diritto alla casa, parla di diritto allo studio, di salute, di beni comuni, di solidarietà, di rispetto, di giustizia sociale. È questa la parte da cui scelgo di stare. È cosi che possiamo continuare il lavoro di questi anni di Governo per cambiare l’Italia, farne un Paese per donne e uomini, facendo crescere il lavoro di qualità, allargando i diritti, sostenendo le famiglie, combattendo ogni discriminazione, investendo, come asse primario, su una formazione di qualità, sulla ricerca e sull’innovazione, costruendo le condizioni per uno sviluppo davvero sostenibile: solo così possiamo costruire una società e una economia della conoscenza. Mi candido per questo, per mettere la mia esperienza, la mia passione e le mie competenze al servizio del Paese in cui crescono anche i miei nipoti. Sono pronta come sempre ad ascoltare e a cercare insieme soluzioni per guardare con fiducia al futuro.

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Ho passato una vita nel sindacato, dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori. È stata un’esperienza straordinaria e formativa, lungo la quale ho conosciuto e avuto come maestri personaggi eccezionali come Luciano Lama e Bruno Trentin. Il sindacato mi ha insegnato come il modo migliore per difendere gli interessi di chi rappresentavo fosse contrattare, firmare gli accordi, per migliorare, giorno dopo giorno, la vita di lavoratrici e lavoratori, quella delle loro famiglie, quindi, del Paese intero. Nella CGIL ho imparato a rispettare le opinioni e le posizioni di tutti, comprese le controparti, a cercare di comporre gli interessi in campo, a trovare soluzioni condivise. Ho imparato a non avere paura dell’innovazione e del cambiamento, ma a lavorare per riconoscerli e governarli, per migliorare la vita di tutte e di tutti. Ho imparato a guardare al contesto internazionale, all’Europa e al mondo globale come spazi in cui l’Italia deve naturalmente confrontarsi, condividendo valori e regole, senza paure e senza chiudersi in difesa. Chi parla di chiusure delle frontiere alle merci, di ripristinare i dazi, di bloccare l’innovazione tecnologica, non capisce – ammesso che ne parli in buona fede – che arreca un danno grande alla nostra economia. La sfida è da giocare, viceversa, in modo aperto, puntando sul lavoro di qualità: dalla parte dei diritti, della stabilità, della partecipazione con pari dignità, responsabilità e salari per donne e uomini, dell’investimento sul sapere e sulla formazione.

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Ho sempre combattuto per i diritti e le libertà di tutte e di tutti, contro la violenza e per il superamento di ogni discriminazione. Mi sono avvicinata ai primi movimenti da giovanissima e non ho mai smesso, fino a diventare una delle fondatrici di “Se non ora quando?”, nella CGIL sono stata tra le protagoniste che hanno costruito regole e norme antidiscriminatorie nello statuto. In Senato mi sono subito impegnata per la ratifica da parte dell'Italia della Convenzione di Istanbul, uno strumento fondamentale e innovativo per contrastare la violenza di genere, poiché la inquadra in una cultura e in una società segnate dal dominio maschile sulle donne. È questo il dato strutturale che dobbiamo affrontare nella battaglia per l'uguaglianza di genere, che non a caso coincide con l'Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 dell’ONU. Sempre in Senato ho lavorato per la parità tra donne e uomini nella rappresentanza politica, con le norme sulle leggi elettorali, e sono stata prima firmataria del DDL che ha permesso di istituire la Commissione Parlamentare di inchiesta su femminicidio e violenza di genere. Continuerò a lavorare per sostenere l’occupazione femminile, la parità salariale, la condivisione delle responsabilità nella politica del lavoro come nella crescita dei figli. Sono da sempre convinta che i diritti civili debbano essere garantiti in egual misura ad ogni persona, ed è stata questa la ragione che mi ha spinta a battermi in Senato per l'approvazione della legge sulle Unioni Civili. Anche da Ministra dell’Istruzione ho lavorato per il superamento di stereotipi e discriminazioni per una cultura del rispetto delle differenze. Dall’esito di questa battaglia dipendono non solo i destini di milioni di donne, ma anche il benessere e la sicurezza dell’Italia e dell’intero pianeta: uguaglianza dei diritti e rispetto delle differenze sono condizioni essenziali per un mondo equo e pacifico, un mondo davvero di donne e di uomini.

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Il sapere è ciò che ci rende cittadine e cittadini consapevoli e responsabili. Ciò che permette al nostro Paese di far fronte in modo positivo alle sfide di oggi e di domani. Per questo sono da sempre convinta che si debba investire prioritariamente su formazione e ricerca. In questa legislatura lo abbiamo fatto, imprimendo una netta inversione di tendenza rispetto agli anni in cui la destra ha soltanto imposto dei tagli. Abbiamo quasi raddoppiato le risorse per il diritto allo studio, tolto o abbassato le tasse universitarie per i redditi più bassi, realizzato piani di stabilizzazione di ricercatrici e ricercatori, destinato 10 miliardi all’edilizia scolastica. E ora dobbiamo proseguire sulla strada tracciata. Sapendo che quello sulla formazione è un investimento sempre vincente dal punto di vista economico, sociale, personale, per l’intero sistema Paese. Perché le competenze e il sapere vanno intese anche come fattore di crescita e sviluppo, come in questi anni è stato fatto con Industria 4.0. Sapendo che i tempi che viviamo rendono la conoscenza, il sapere, la capacità di pensiero critico decisivi: per chiunque, per qualunque lavoro e professione, per ogni possibile scelta di percorso di vita. Perché dobbiamo e vogliamo continuare a combattere, come abbiamo fatto in questi anni, la povertà educativa; vogliamo continuare a impegnarci per superare i divari territoriali; vogliamo che la filiera del sapere sia il vero motore di crescita per l’Italia.

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Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.