Con il rinnovo della tessera per il 2020 sono 50 anni che faccio parte della grande comunità della Cgil. Praticamente tutta la mia vita, da quando nel 1970 ho deciso di iscrivermi mentre lavoravo come maestra precaria di scuola materna per il Comune di Milano, e insieme preparavo il secondo diploma per assistente sociale. Erano

Partecipazione, rappresentanza (e rappresentatività), trasparenza, condivisione delle regole democratiche, anche in termini di parità di genere. Questi sono per me i principi che deve rispettare un partito. Credo sia giunto il momento di non lasciare più che siano principi facoltativi, ma di renderli tratti normativi che ogni organizzazione che mira ad agire all’interno dell’Art 49

Quando nel loro manifesto le sardine, che domani scenderanno in piazza a Roma dopo aver pacificamente riempito e animato quelle di tante altre città, si descrivono come un movimento che rifiuta il populismo, la violenza verbale, l’aggressività esasperata e vuota di contenuto come metodo politico, non posso che condividerne spirito e finalità. E quindi l’invito

“Lo spostamento d’aria mi gettò a terra. Quando scesi nell’atrio era buio e sentivo i telefoni suonare all’impazzata. Risposi ed era la Questura che mi chiedeva se fosse scoppiata la caldaia. Risposi di no, che la caldaia era da un’altra parte e che sentivo l’odore di mandorle amare dell’esplosivo. L’agente mi chiese: cosa vede? Risposi:

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Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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