Chi è Valeria Fedeli

La definizione che sento più mia l’ha data una volta un giornale: una sindacalista pragmatica.
Sono femminista, riformista, di sinistra. Sono sposata.

Sono Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Da marzo 2013 a dicembre 2016 sono stata Vice Presidente del Senato, dopo essere stata candidata come capolista in Toscana ed eletta senatrice per la prima volta alle elezioni del 24 e 25 febbraio.

L’inizio

Sono nata a Treviglio (Bg) il 29 luglio 1949. Sono cresciuta in provincia, in un territorio operoso e attivo. Finite le scuole mi sono trasferita a Milano dove ho conseguito il diploma per assistenti sociali, presso UNSAS. In quegli anni ho incontrato il movimento studentesco, il femminismo e poi la Cgil. La passione politica, la voglia di battersi per le donne e per il cambiamento democratico erano già parte di me.

I primi passi politici e sindacali

Inizio l’attività sindacale nel Consiglio dei delegati del Comune di Milano, in rappresentanza delle insegnanti di scuola materna. Alla fine degli anni ’70 il mio primo incarico in Cgil, nella categoria che organizzava i dipendenti degli enti locali e della sanità, sempre a Milano. Poi dal 1982 mi trasferisco a Roma per assumere  incarichi nelle segreterie prima del pubblico impiego e poi del tessile.

Pubblico impiego e tessile sono due grandi scuole, in cui ho imparato a praticare la difesa concreta dei lavoratori costruendo innovazione, governo dei processi di cambiamento. Nella pubblica amministrazione legando quei cambiamenti alla conquista, storica per la categoria, dell’unificazione delle regole contrattuali del settore pubblico con quelle dei settori privati.

Nel tessile coniugando le dinamiche produttive, competitive con la difesa dell’occupazione e dei  diritti dei lavoratori in un settore manifatturiero centrale per il paese. Dimostrando nei fatti che corrette relazioni industriali consentono di fronteggiare positivamente i cambiamenti indotti dalla globalizzazione e dai mercati aperti, senza scaricare sul lavoro e i suoi diritti, gli effetti delle necessarie trasformazioni.

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Gli incarichi di guida del sindacato italiano ed europeo

Sono stata segretaria generale della Filtea, la categoria tessile della Cgil, dal 2000 al 2010. Dal 2010 al 2012, a seguito dell’unificazione delle categorie dei tessili e dei chimici ed energia, divento vice segretaria della Filctem. Dal 2001 al 2012 sono stata anche presidente del sindacato tessile europeo (FSE:THC). Dal 2012 sono stata vice presidente del sindacato europeo dell’industria di nuova costituzione che ha unificato in un’unica categoria, i lavoratori  metalmeccanici,  chimici e  tessili.

Ho contribuito  con Bersani Ministro dello Sviluppo economico, alla definizione delle Linee guida di politica industriale per la competitività e l’internazionalizzazione del Sistema produttivo della moda italiana.

Ho partecipato al Tavolo per lo sviluppo del Made in Italy dello stesso Ministero, difendendo l’idea che qualità e diritti sono le componenti su cui puntare per vincere la sfida globale.

Ho fatto parte della delegazione per il negoziato sulle nuove regole del commercio internazionale, il Doha Round nel 2003.

In sede europea, ho operato per le politiche commerciali di reciprocità, di equità e di apertura nel dialogo tra Unione Europea e Cina ed ho contribuito alle politiche per il contrasto alla contraffazione delle merci.

Il ruolo di Presidente del sindacato tessile europeo mi ha inoltre permesso di confrontarmi da protagonista con tutti i soggetti globali e di divenire voce autorevole del dibattito internazionale (vado molto orgogliosa del ritratto dedicatomi dal Wall street journal e dell’intervento che ho svolto alla conferenza dell’Onu sulle donne – 2008 – in occasione delle celebrazioni del  centenario dell’8 marzo).

Per il made in Italy, per salvare la moda italiana

Del lungo lavoro a sostegno del made in Italy e della moda italiana voglio ricordare un episodio in particolare, che racconta di come la sfida sia stata giocata insieme da sindacato e imprese, consapevoli che si trattava di una sfida complessa da vincere nell’interesse di tutto il settore e di tutto il paese.

Nel 2005 insieme a Paolo Zegna, presidente delle imprese tessili di Confindustria, decidemmo di adottare un documento comune “per un commercio trasparente, equo, e sostenibile” e sottoporlo a governo, Regioni ed Europa. Eravamo ispirati dall’azione di stimolo sul made in italy che il Presidente Ciampi ha svolto durante tutto il suo settennato. E ci siamo impegnati, insieme gli imprenditori e a tante lavoratrici e tanti lavoratori per una iniziativa che non aveva precedenti di raccolta di firme – arrivando a 350.000 sottoscrizioni – a sostegno del rilancio del sistema moda italiano, guardando al futuro del tessile con idee chiare e mente aperta, senza richieste di aiuto, di protezione o di dazi, proprio quando il vento leghista della chiusura protezionista soffiava forte.

Quelle posizioni si sono rivelate corrette,hanno battuto quelle sciagurate posizioni ed hanno permesso alla moda italiana, anche in anni di crisi, di ristrutturazione produttiva e di internazionalizzazione, di superare l’ennesima rivoluzione e rilanciarsi.

Unità sindacale, dialogo costante con le imprese , contrattazione sono stati perciò le carte vincenti di una fase complicatissima che il manifatturiero della moda italiana ha dovuto affrontare. Ma sono in generale, la condizione per un sistema di relazioni industriali in grado di coniugare interessi diversi verso obiettivi di crescita del lavoro e dell’impresa.

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Europa e sguardo sul mondo

Aver avuto l’opportunità di incarichi sindacali a livello europeo mi ha permesso di riflettere concretamente su quanto l’Europa sia, per ciascun cittadino e ciascun paese membro, un grande amplificatore di opportunità.

Certo non sono stati anni facili per l’Europa, e abbiamo troppe volte visto sprecare quelle opportunità, sommerse dalla crisi.

Siamo però riusciti in dieci anni a fare agenda sui temi del tessile e della moda, a far emergere con forza il punto di vista europeo rispetto alla Cina, a rafforzare lo stesso sindacato europeo. Sono orgogliosa, come prima italiana e prima donna Presidente, che il mio lavoro abbia lasciato un’impronta professionale e umana, come scrive Patrick Itschert, segretario generale dei tessili europei, nella postfazione al mio libro: “Grazie alla sua esperienza italiana, ma anche al suo lavoro, la sua autorevolezza, il suo lato «unificante e caloroso», Valeria ha impresso il proprio marchio sulla FSE portandola ad accelerare il mutamento, a giocare un ruolo incontestabilmente più importante sulla scena TAC europea.”

Dal sindacato ai consumatori, per allargare i diritti

Nel 2012, dopo 34 anni, è terminata la mia esperienza in Cgil. Il 15 novembre 2012 divento vice Presidente Nazionale di Federconsumatori.

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Le donne

In tutti i ruoli sindacali ricoperti in Italia ed in Europa ho sempre avuto come riferimento prioritario le battaglie per i diritti, le libertà e l’autonomia delle donne e per il superamento delle disuguaglianze di genere. In Italia sono stata esperta del Ministero del Lavoro per le politiche di Pari opportunità nel lavoro tra donne e uomini.

Sono stata tra le fondatrici di Se non ora quando?, partecipando all’organizzazione della manifestazione del 13 febbraio 2011 che ha dato l’avvio alla stagione di cambiamento e di risorgimento civico del Paese.

L’impegno politico e istituzionale 

Sono iscritta e militante del PD dalla fondazione, avendo da subito percepito il PD come il naturale luogo di rappresentanza delle culture e delle pratiche riformiste che ho sostenuto durante tutta la mia esperienza sindacale e politica.

Sono stata candidata ed eletta come capolista del PD al Senato in Toscana.

Il 22 marzo sono stata eletta Vice Presidente del Senato, con funzione vicaria.

pd